Ci sono un paio di cose spiacevoli da dire per un progressista, cose non facili da dirsi, ma che secondo me è bene tirare fuori dal gozzo subito, in modo da avere ancora un po’ di tempo per pensarci su, pensarci davvero, e magari trovare qualche buona idea. Ci provo io a dirle, vediamo se mi riesce.
L’Europa sta maturando in sé potenti pulsioni di reazione popolare, di rifiuto drastico dello stato delle cose. Questa pulsione si manifesta con una notevole adesione ai movimenti di estrema destra. Dico pulsione perché i molti partiti che nei diversi Paesi la raccolgono, non hanno niente a che fare con una politica o un’ideologia definite, non esprimono un pensiero, ma qualcosa di più immediato, polimorfo e profondo; qualcosa che risulta irragionevole, incongruo, persino folle se misurato con la parte alta del corpo, ma pure qualcosa di irreprimibile e incontrastabile.
Nessuno dei partiti di estrema destra sarebbe in grado di governare il proprio Paese con le idee che propugna - Haider al governo è irriconoscibile agli occhi dei propri elettori - ma questo sembra del tutto irrilevante per chi li vota, e chi li vota sono cittadini con alle spalle una lunga esperienza di democrazia, di politica, di Stato.
Questo moto di pulsione "nera" ci dice che nel cuore dell’Europa scorre un fiume carsico e quel fiume oggi sta tornando alla luce. Quella pulsione i dice ancora che le fondamenta di quello che con supponenza chiamiamo la superiore civiltà occidentale non sono affatto indistruttibili. Quella pulsione ci ricorda che la nostra superiore civiltà ha maturato nel secolo appena trascorso le più orrende manifestazioni della malvagità umana, ed almeno 60 milioni di morti perché la pulsione si placasse.
Ci dovrebbe ricordare che Hitler ha preso il potere a seguito di regolari elezioni, che i pacifici, allegri olandesi hanno avuto la loro divisione di SS, che ce l’abbiamo avuta anche noi. Se gli europei votano per paura che né Hitler né Mussolini hanno conquistato il cuore dei loro popoli proponendo guerra e distruzione, ma con messaggi abbastanza equivoci da poter raccogliere, espandere ed esaltare i moti profondi che sobbollivano nei loro paesi, che a sobbollire non erano solo le masse rurali, ma anche gli intellettuali, non di rado i più geniali tra loro. Ciò che ha creato ed alimenta il fiume carsico è la paura e l’angoscia, la frustrazione e la delusione. Sentimenti, non ragionamenti. L’illusione progressista che la democrazia di per sé è un vaccino contro i moti oscuri, è appunto un’illusione. Le sorti magnifiche e progressive, se mai potranno diventare un punto fermo della nostra civiltà, lo saranno a prezzo di un diuturno e immane lavoro. Che sarà lavoro delle ragioni e lavoro dei sentimenti. I quali sentimenti sono complicati e assumono immagini di sé affatto diverse: la paura e l’angoscia che esprimono gli elettori di Fortuyn non sono della stessa stoffa di quelle degli elettori di Le Pen o della Lega Nord. Date un’occhiata ai rispettivi siti internet per rendervi immediatamente conto che quello che si rappresenta come semplice razzismo - verso per altro gli stessi identici soggetti ha coloriture diverse e anche opposte.
E ora farò una confessione. Gli slogan che hanno dato il 18 per cento di voti al movimento di Fortuyn sono i seguenti: Intolleranti con gli intolleranti. Siamo al completo. Bene, anch’io, in cuor mio e in tutta sincerità sono intollerante con gli intolleranti, anche se quelli che giudico intolleranti non sono gli stessi e non tutti quelli di Fortuyn. E chiedo: quanti tra i buoni cittadini di questo paese possono dire in coscienza non di essere, ma anche di sentirsi tolleranti con gli intolleranti? Pochi eroi radicalmente cristiani, profondamente laici.
Per essere tollerante con gli intolleranti devo procedere a un faticoso lavoro di autocensura utilizzando tutto l’armamentario culturale e la dedizione civica di cui dispongo. Che è tanta roba: e ne avrei bisogno ancor di più la mattina che, bevendo un caffè, sono assillato dalle offerte contemporanee di tre venditori di accendini e fazzoletti. ì, mentre cerco di bere il mio caffè, sento che siamo al completo. Così come lo penso la sera quando il ragazzino che cercava di vendermi fiori la mattina, ora cerca di sgraffignarmi il cellulare.
Sono destinato a diventare un elettore di estrema destra? Sono razzista? Non credo, ma solo perché ho il privilegio di godere di abbastanza risorse intellettuali per lasciarmi andare alle pulsioni, per abbandonarmi all’oscuro dentro di me. Risorse che non è un dovere di tutti possedere, che è una fortuna e un privilegio aver potuto acquistare. C’è paura nei nostri ricchi paesi d’Europa perché è evidente che questa ricchezza, che è materiale ma anche civile, può essere messa in discussione, può esserci addirittura sottratta, da chi non la possiede. E sono tanti, molti più di noi. C’è angoscia perché la nostra ricchezza non ci garantisce né pace né sicurezza. C’è frustrazione perché le nostre buone intenzioni hanno generato governi di sinistra che non le hanno premiate. Governanti pieni di sicumera e di certezze quando la gente ne ha sempre di meno.
C’è una cosa che i progressisti devono saper fare prima che sia troppo tardi, prima che l’Occidente metta in scena l’illusione micidiale di poter costruire una fortezza invalicabile. Micidiale perché tutte le civiltà che ci hanno provato sono finite distrutte sotto le sue macerie.
I progressisti, e credo che solo loro possano farlo, devono saper offrire ai loro popoli evidenti prove materiali di poter vivere in onesta ricchezza e dignitosa sicurezza, distribuendo quote uguali e universali di giustizia senza soccombere ai diritti teorici in vacanza di doveri pratici.
Levandosi dalla testa che rincorrendo i sentimenti potranno sopirli - blandire la paura serve solo a rinfocolarla - ma ficcandosi in testa che facendo i conti con i sentimenti li si possono trasformare. Come sanno tutti gli umani che riconoscono di averne di sentimenti, di avere quelli buoni e quelli cattivi. La storia non è finita, ma appena cominciata.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

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