Fino a qualche tempo fa potevano lasciare scoperto un occhio e tenerla stretta con i denti, poi è arrivato il progresso e ha liberato la bocca, coprendo però tutta la faccia con una sciarpa nera, leggera e traforata. Il film è in inglese per evitare che le dodici donne possano capirlo, ma la loro lingua non è neppure l´arabo, è il berbero, una lingua senza alfabeto scritto, che si tramanda oralmente, come le tradizioni di cui vive e s´ammazza il suo popolo.
Il luogo in cui queste donne abitano, capolinea del pullman, è Siwa, un´oasi al confine del "Gran Mare di Sabbia", 120 chilometri dalla frontiera libica, 305 dalla più vicina città egiziana, 17 metri sotto il livello del mare, 22 mila abitanti. Qui Alessandro Magno venne a farsi confermare dall´oracolo che aveva natura divina e, forse, a farsi seppellire dopo l´umanissima morte. Qui, durante la Seconda guerra mondiale, gli italiani compirono, a bordo di cinque aerei, una poco ardita missione di conquista: bombardarono il nulla e ne presero possesso. Un sopravvissuto di quei giorni, Salham, 85 anni, ricorda che furono amichevoli, salvo quando, senza motivo, gli mangiarono l´asino. Ricorda anche una visita del capo del governo italiano, che garantì nuove case, strade, elettricità e un ospedale. Prima che potesse promettere la riduzione delle tasse se ne andò perché stavano arrivando gli inglesi.
Quando la strada fu costruita era il 1980 e il turismo scoprì l´oasi, ora considerata un paradiso gay, ma erroneamente: Siwa è, in realtà, il paradiso delle suocere.
Il pullman si ferma accanto alla piazza della moschea e le donne si disperdono e scompaiono. Non le vedi camminare per le strade: anche a far la spesa, mandano il marito. Le tradizioni dell´oasi senza alfabeto sono scritte nella mente e lì restano. Parlarne senza permesso è un reato. Esiste una specie di Salman Rushdie locale, si chiama Fathi Malim e ha scritto un libro su Siwa, senza chiedere l´approvazione dei nove "saggi" che la governano. Ha rischiato la cacciata nel deserto. Per evitarla, ha dovuto, con il pennarello nero, cancellare tutte le parti censurate e poi provvedere a una seconda edizione emendata. Che cosa c´era scritto sotto il pennarello? C´erano i panni sporchi: tarfottet, tuniche e stoffe intrise di sangue, che, anche qui, preferiscono lavare in famiglia.
Si raccontava la sottomissione delle donne dalla nascita e la loro inaspettata vendetta nell´anzianità. Siwa è nota in tutto l´Egitto per la precocità dei matrimoni. I fidanzamenti avvengono quando la femmina ha un´età media di sette anni. Il maschio ha quindici o venti anni in più: è un uomo e aspetta. Che, nell´attesa, pratichi l´omosessualità, solo i nove "saggi" di Siwa possono ritenerlo un segreto da nascondere. Di notte, tra le dune, si montano tende e accendono fuochi, berberi in circolo suonano e bevono liquore di datteri incatenando sguardi complici, sui tappeti "distesi sotto un milione di stelle", come da pubblicità negli hotel, ognuno possiede quel che trova, ma questo non lo devono sapere gli stranieri e le mogli a casa, in attesa fino all´alba perché, afferma un proverbio dell´oasi: "Se la moglie dorme prima, non capisce la vita: è una bambina". Era, una bambina, quando fu fidanzata senza possibilità di scelta. Poi, non le rimase che crescere e accettare. La data del matrimonio non la decidono i futuri sposi, ma la suocera. È qui che comincia a manifestarsi il suo potere, annunciarsi la sua vendetta. Cinquantenne, chiusa tra quattro mura con il marito che non ha voluto e i figli che sono venuti, quando è stanca di cucinare e lavare per loro, decide che è tempo si sposino e portino in casa una nuova serva. Gran festa per la piccola nuora, che può avere dodici, massimo sedici anni (oltre, si è considerate zitelle). Le mettono la polvere nera come eye-liner, tatuaggi con l´henna su mani e gambe, poi il padre la carica in spalla e la porta di persona nella stanza da letto dello sposo. Entro un´ora quello si affaccia con un pezzo di stoffa intriso di sangue e riceve un´ovazione. Sotto il pennarello nero, Malim ha scritto che questo pezzo di stoffa viene appeso per una settimana al centro della stanza principale nella casa della madre della sposa e poi messo in una cisterna da cui le donne si fanno la doccia per tre venerdì consecutivi. Il pennarello è dovuto al fatto che l´Islam condanna questa pratica.
Dopo, resta la vita matrimoniale, in cui la moglie non può mangiare insieme con il marito e gli si deve rivolgere chiamandolo: "O, uomo". A verificare che tutto proceda secondo le leggi mai scritte è la figura chiave della famiglia: la suocera, la madre dell´uomo, quella che un tempo era una bambina di sette anni e si trovò fidanzata a uno sconosciuto, che lo vide e sposò nel giorno che non aveva deciso, che si mise per sempre una tovaglia sulla testa e un coperchio sulla vita, che non ha mai contato niente, fino al giorno della sua rivincita. E se la prende.
Siwa ha il record egiziano di divorzi. Attualmente: 377. Causa, nel 90% dei casi: lite tra suocera e nuora. La legge mai scritta attribuisce alla suocera ogni potere. Può decidere quando e cosa la nuora deve cucinare, quando deve lavare i piatti. Nulla è concesso alla giovane donna senza il permesso dell´anziana. Se disobbedisce, la suocera pronuncia la frase: "Sei divorziata!" e non c´è marito che possa opporsi.
Zeinab Omar, 41 anni e un figlio, racconta che andava d´amore e d´accordo con il proprio sposo, ma un giorno lui fece un viaggio ad Alessandria, lei andò a trovare la propria famiglia senza il permesso della suocera e al ritorno fu accolta con la frase senza scampo: "Sei divorziata!". Costretto a scegliere, il marito scelse la madre. Costretti a scegliere, più di 300 uomini di Siwa hanno scelto la madre.
È la terminale vendetta femminile, per il destino subìto, le notti passate ad attendere, i pasti consumati in solitudine, la tirannia di un´altra suocera, sopportata pregustando il momento in cui esercitare la propria ("Mai sottovalutare una donna"). Tronfi, ipocriti, a viso scoperto, gli uomini girano per Siwa credendo di comandarla, di prendere ordini solo dai nove "saggi", dalla legge non scritta e da Dio. Sono, invece, schiavi di una bambina di sette anni cresciuta per ottenere rivincita. È la desertica storia degli umani riscatti: oppressi che si tramutano in soddisfatti oppressori. Poche, le oasi.
Gabriele Romagnoli

Gabriele Romagnoli

Gabriele Romagnoli (Bologna, 1960) è giornalista e scrittore. Fra le sue opere: Navi in bottiglia (Mondadori, 1993), Louisiana blues (Feltrinelli, 2001), L’artista (Feltrinelli, 2004), Non ci sono santi (Mondadori, 2006), Un tuffo nella luce (Mondadori, 2010), Domanda di grazia (Mondadori, 2014) e Solo bagaglio a mano (Feltrinelli, 2015), Coraggio! (Feltrinelli, 2016) e Senza fine. La meraviglia dell'ultimo amore (2018).

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