Gentile Avvocato dello Stato dottor Giammario Rocchitta, leggo che lei sta valutando la possibilità di impugnare la decisione della Corte d’Appello di Genova di risarcire il signor Daniele Barillà, incarcerato ingiustamente per sette anni con accuse atroci. "Data l’entità della somma - sono le sue dichiarazioni - mi pare doveroso che l’Avvocatura dello Stato studi la possibilità di impugnare la sentenza". Non ho alcun dubbio che le molte mansioni di alta responsabilità inerenti la sua carica le impediscano di porsi soverchi problemi di coscienza nell’esercizio dei suoi obblighi istituzionali. Il primo dovere dello Stato è di esistere, e per farlo è necessario resistere, resistere, resistere a qualunque cosa o persona minacci la sua esistenza. È fin troppo evidente che il signor Barillà è una grave minaccia a cui resistere a ogni costo. Il fatto che un tribunale abbia inteso risarcirlo non con la tradizionale pacca sulla spalla e il dovuto: beh, ringrazi Iddio che sono stati solo sette anni, ma con un inusuale, capriccioso e assai solido rimborso in denaro (quattro milioni di euro), mette a dura prova l’esistenza stessa dello Stato. Milioni di euro faticosamente rastrellati alle tasche dei cittadini che si tolgono ancora lo sfizio di pagare le tasse, milioni preziosi, già destinati al necessario funzionamento delle autovetture di servizio e all’indispensabile reintegro della carta igienica nelle toilettes degli enti pubblici, stanno per evacuare dalle pubbliche casse per impinguare, certamente più del necessario e del prevedibile, il portafoglio di un privato cittadino. Resista dottore, resista. Ricorra alla Cassazione e da lì fino all’ultimo grado di giudizio. Pensi solo se la contingente disgrazia rappresentata dal signor Barillà diventasse un precedente a cui migliaia di cittadini potrebbero appellarsi! Sarebbe la fine. E Lei, eccellenza ministro della Giustizia, Onorevole Castelli, sostenga il suo alto funzionario con la dovuta fermezza. Il suo limpido pensiero garantista si faccia arma che difende e garantisce la vita dello Stato contro lo spregiudicato attacco di oggi, le catastrofiche invasioni giustizialiste di domani. Che non si sganci una lira ai questuanti, deve essere la parola d’ordine del vero uomo delle riforme. Resista, resista, resista, usque ac cadaver. Per quanto mi riguarda so che, se solo si eviterà la perniciosa influenza dell’umanesimo decadente, lo Stato saprà come riuscire a non sganciare una lira. È la sua arte più antica e perfezionata. Ricorrere, ricorrere, ricorrere fino all’ultimo giudizio. Nessun privato cittadino ha il fisico, le risorse e abbastanza vita per potersi spingere fin dove può spingersi lo Stato con le sue avvocature. Lo Stato esiste per questo: per durare più di chiunque gli si opponga.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

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