Sapete cos'è quella nave perché prima o poi ognuno di noi è destinato a salirci, che la passerella della carretta della Tirrenia che porta i continentali al mare dell'Isola Ichnusa sin dalle prime luci del loro benessere è come i tre gradini di Regina Coeli, e ¨chi non ci inciampa su non è romano¨. E cos’è lo sanno loro, le donne e gli uomini dell'isola, che hanno valicato oltre quella passerella epoche e civiltà senza un riparo o un'illusione. E sui ponti scialuppe, coperta e comando, nei corridoi A e B, C e D, negli angoli e negli interstizi dei sedicenti saloni di prima e seconda, hanno gettato a terra sotto il vello delle loro coperte di decenza la tirannia degli antichi barones, senza riuscire a dormirci sopra. Vegliando -sguardo acuto delle genti con un destino- sulle servitù che li stavano aspettando un passo appena oltre l'approdo all'Italia. Solitamente inverso a bagnanti, il tragitto degli isolani, certo, ma anche in questo caso solo per modo di dire: la carretta va e viene, va e viene, e di certo non c'è il tempo, casomai lo si volesse, per ripulirla dagli spiriti, come non c’è quello per ripulirla da nient’alto. E in coda all’imbarco sotto il sole pecioso del molo si sono guardati per decenni attoniti e sfibrati quelli che stavano andando e quelli appena venuti. Non c’era niente tra loro che poteva essere detto. Non lì.
Ma la notte, la notte dei ponti e dei passaggi ingombri, delle poltrone sfondate e degli odori che sono già tanfo, quando nessuno, nemmeno i bambini, hanno l’anima abbastanza in pace per dormire, allora gli sguardi si incontrano e forse anche qualche parola. E una notte di questa estate ho visto ancora una volta ripetersi il solito vecchio miracolo degli umani che fanno amicizia perché passi la notte. Un ragazzo tira fuori dalla valigia un’armonica. Lo sentono e arrivano in due. Poi un altro e un altro. E trovano qualcosa da suonare ai futuri bagnanti ai passati migranti, ai bambini cisposi, a se stessi. Vecchie stupide canzoni che anch’io so fischiettare. Nella carretta che attraversa l’oceano della notte come nell’ottocento per l’America. Con tutto lo schifo di quei bastimenti, con tutta la dolcezza di quegli uomini.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

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