Gentile signor Maggiani,
sono una giovane donna di 34 anni professionalmente realizzata. A casa mia -vivo sola - va tutto bene. Con gli amici, tutto bene. Nessun trauma infantile, una bella famiglia unita ma non asfissiante. Mi rivolgo a lei, che è uno specialista di vertigini, perché sto vivendo un grande amore senza vertigine. Da tempo mi domando se sia una contraddizione in termini, e non so darmi una risposta. Il mio ragazzo, 34 anni, ha riempito la mia vita di calore, affetto e vicinanza in pochi mesi. Ora nella stanza dove siamo insieme, la serenità si taglia col coltello. È una serenità essenziale, per niente stucchevole. Succede che quando siamo abbracciati, e non necessariamente in un amplesso, siamo come una cosa sola. Quando sto abbracciata a lui, e non necessariamente in un amplesso, non trovo ci sia niente di più desiderabile. Questa sensazione di essere accolta mi accompagna sempre. D’altra parte io ho accettato lui completamente, coi suoi difettucci che - non mi era mai capitato nelle storie precedenti - dimentico in continuazione. Ma se dovessi dirle che tra noi c’è passione, mentirei. Niente cardiopalmi, sudori freddi, notti bollenti. Al loro posto tante piccole emozioni che, alla fine della giornata, ti fanno sentire come alla fine di un ottimo pranzo. In pace col mondo. Quindi le chiedo: che genere di amore è questo, in cui il sesso è quasi accessorio e il cuore non si lascia travolgere, ma batte tranquillo col suo solito ritmo?
Elisa, Genova
È un genere di amore Elisa, che, temo, ti porterà inevitabilmente a prendere qualche chilo in più. Nel corpo, intendo, e anche nell’anima. Ma potrebbe, magari, essere una gran bella cosa, no? Non ti nascondo che vorrei arrivarci anch’io, un giorno, a vivere la mia vita sentimentale come un buon pranzo domenicale, fatto di quel genere di cibo casalingo e sano che ti lascia alla fine una beata necessità di pisolare fin quasi verso sera. È un genere di esperienza a me ignota, esotica ai miei occhi, che potrebbe garantirti addirittura l’immortalità. Basta che tutto resti immobile, evitando che qualcosa possa agitarsi nei tuoi sensi, nei tuoi ormoni, nella tua anima; basta che tu non ci pensi e non ne parli, men che meno con te. Perché se lo fai apri la porta alla tragica evenienza che esista un altrove. Per esempio quella sconfortante vertigine, di cui non sono tanto esperto quanto sciagurata preda, che è capace di tenerti a digiuno. E di pisolare neanche a parlarne. Beata te Elisa, che sei già laggiù, sulle sponde del Lago Dorato –hai mai visto quel vecchio film con i vecchi Fonda e Hepburn?- e a 34 anni hai già versato abbastanza contributi alla cassa delle passioni per andartene finalmente, beata e e appagata, in pensione.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

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