Con tutto il rispetto, e nella serena convinzione che il nostro vice primo ministro sappia parecchio più di me sul fascismo e sul suo fondatore e capo supremo, sono qui a obiettargli almeno una delle sue importanti recentissime esternazioni penitenziali. No, il fascismo non è il Male Assoluto, né uno tra diversi altri Mali Assoluti.
Se Gianfranco Fini, per sua disgrazia, fosse mai incappato nel Male Assoluto, non sarebbe qui a raccontarcelo.
Ma per fortuna sua e dell'umanità intera, il Male Assoluto non esiste su questa terra, né mai è esistito. Non solo, per una parte significativa dei teologi cristiani e dei maestri talmudici, non esiste neppure nell'altro mondo. L'inferno, l'ipotetica casa madre del Male e del Maligno, dicono, è un luogo vuoto. Cionondimeno il Male Assoluto su questa terra è stato propagandato, brandito, predicato, per secoli. E' stato un buon modo per tenere sotto torchio le plebi. Una vita, generazione dopo generazione, a testa china, sotto la sferza del Male, agognando la pietosa mano del Bene.
Il Male assoluto ha una qualità di indiscutibile efficacia: per sua stessa definizione è invincibile, polimorfo, inafferrabile. La guerra contro il Male non sarà mai definitiva vinta e andrà mai definitivamente vinta e andrà combattuta in eterno. E in eterno le plebi per non soccombere all'Invincibile e tirare avanti ancora un po', dovranno dipendere dalla misericordiosa protezione del braccio armato del Bene assoluto, che sulla terra si sostanzia nelle spoglie del re. Re per grazia di dio, padrone assoluto.
L'onorevole Fini ha imparato un antico mestiere oggi tornato in gran voga: il teologo di stato. E' un sacerdote di quella nuova, raccapricciante Teologia del Male di cui si è fatto Papa il presidente George W. Bush. Il grande predicatore dell'Asse del Male, della guerra eterna contro il Maligno. Non l'ha inventata lui questa teologia, ma l'élite di apprendisti stregoni seguaci del filosofo della politica Wolf, noti come Neo Conservatori. I quali teorizzano la necessità di limitare l'uso della democrazia e la necessità di mentire al popolo per il suo stesso bene. A cinque secoli da Martin Lutero, a tre dal secolo dei Lumi, a due dalla rivoluzione francese, parrebbe impossibile umiliare l'intelligenza della cittadinanza e convincere i popoli a tornare plebi, ma è proprio quello che sta accadendo. E in parte funziona. Come funzionavano le tremende meravigliose pitture sulle pareti delle cattedrali e le angoscianti prediche dai pulpiti finemente scolpiti, oggi funzionano le immagini elettroniche e gli slogan della retorica.
Purtroppo per i teologi dell'assolutismo, ciò che esiste, e persiste, in questo mondo sono i mali e i malvagi. Delimitati e circoscritti come ogni atto e sostanza che dall'uomo proviene. La qualità saliente dei mali terreni è che sono fatti di materia, di cause ed effetti precisamente descrivibili ed identificabili; in tal modo – anche quando appaioni orrori tremendi – possono essere combattuti e, magari, sconfitti. Allo stesso modo, i malvagi hanno nome e cognome, danno prova concreta della loro malvagità e, volendo, possono essere ridotti alla regione in tempi ragionevoli. Per combattere i mali e i malvagi del mondo non occorrono le forze del Bene, ma popoli e individui coscienti e responsabili. Infatti il fascismo e il nazismo non sono stati sconfitti dalla coalizione del Bene – a quel tempo c'erano uomini di governo con un tale senso della dignità che impediva loro di farneticare anche nelle situazioni di maggiore stress – ma da un'eterogenea alleanza di popoli e di intenti. Dove ha brillato, e pesato, la rinata coscienza civile del nostro e di altri popoli. Senza poter tacere che i cancelli di Auschwitz sono stati aperti, e i suoi prigionieri hanno avuto il loro primo pezzo di pane e la prima coperta, dai soldati dell'Armata Rossa. Che oggi, a giudizio dei nuovi teologi, appartenevano alla categoria del Male Assoluto.
Non so se Gianfranco Fini abbia condotto una revisione sincera delle sue idee, questo solo la sua coscienza lo sa, ma quando predica il Male Assoluto dimostra di non credere che la democrazia sia fatta di coscienza, ragione ed emancipazione dalle sudditanze materiali, morali e culturali. E professa il credo universale del fascismo: Dio è con noi.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

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