Ho sentito che della gente, dei filippini, è morta sepolta sotto una valanga di spazzatura. In mezzo a quella spazzatura vivevano, con quella spazzatura si vestivano e mangiavano e giocavano. Ho sentito che della gente, dei negri di Nigeria, sono morti bruciati in mezzo alle pozzanghere di petrolio che stavano succhiando via dagli scarti di un oleodotto. In mezzo all’oro nero vivevano, di quell’oro non gli sarebbe toccato nemmeno il rifiuto.
E a me cosa me ne importa? Niente.
Sono a fare i bagni nel Salento. Per arrivarci ho sopportato un duro e lungo viaggio in mezzo all’esodo, e ad aspettarmi ho trovato 45 gradi di canicola e lo scirocco a tempesta. Sono stanco e già penso a come arrivare a casa indenne nel rientro.
Se dovesse importarmene –davvero- qualcosa, morirei di vergogna per me stesso. Se acconsentissi –davvero- all’idea che quella gente appartiene alla mia specie, famiglia umana, non troverei da nascondermi, come non ha trovato da nascondersi Caino. Ma per fortuna ho accettato da tempo il fatto puro e semplice che è mio diritto vivere e prosperare, e per farlo come va fatto è necessario non badare al sottile, alla strana somiglianza dei tratti somatici salienti tra me e quel branco di animali che i miei onesti intendimenti di libera ascesa impongono che da qualcuno siano munti, talvolta macellati. i cuccioli, così commoventi, per quanto si può, risparmiati. Una mandria vasta un miliardo, non si sa.
Così è, e non mi schifo. Mi schifa invece chi professa pietà, chi dice: ma sono umani anche loro, come è possibile? Lo sappiamo con certezza come è possibile: noi che abbiamo in pugno il mondo abbiamo deciso così. E lo confermiamo tutti i giorni che Iddio manda in terra. Non un atto, non un deliberato, una politica, un programma dei padroni del terzo millennio contiene in sé l’unico, vero gesto di pietà: la famiglia umana è una e arriva fin laggiù. Con ciò che ne consegue.
Immagino che la gran parte dei lettori di questo giornale si senta sinceramente credente. Sia chiara una cosa: stiamo sterminando il disegno di Dio. E, finché ci è dato, e non sarà in eterno, siamogli grati per aver comandato: nessuno uccida Caino.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

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