Ho quarantasette anni e scrivere romanzi è il mio mestiere. È un buon lavoro, uno di quelli, ormai assai pochi in verità, che richiedono ancora una certa arte per essere fatti a modo. La mia parte di arte è quella del narratore. Non è detto che un buon narratore possa diventare anche un buon romanziere –ci sono stati, e forse ci sono ancora nel mondo, magnifici narratori che neppure sanno scrivere- ma è anche vero che ogni buon romanzo è fatto di una grande storia. Trovare grandi storie, saperle raccontare, questa è l’arte del narratore. Io mi ci sto provando, e nel farlo, e nel dirlo, mi rendo conto di spandere intorno odore di roba un po’ fuori moda. In effetti mi ingegno a scrivere romanzi nel paese e nella lingua in cui, da più di trent’anni ormai, è stata decretata la morte del romanzo. Amen.
La Regina Disadorna è dunque un romanzo, un’avventura, una vita. La vita e le avventure ‟romanzesche” di eroi, uomini e donne, che viaggiano attraverso un secolo, il nostro; il secolo della modernità. Lo fanno partendo da un luogo assai adatto per avere uno sguardo aperto e vasto su quest’epoca: il grande porto della città di Genova. Lo fanno valicando l’orizzonte ingannevolmente ristretto di persone comuni, gente che non possiede né regni né insegne regali –vite che si direbbero disadorne- ma che traccia una strada nel proprio destino con l’eroismo e la regalità di chi, non possedendo nulla, vuole essere padrone della propria vita. E feconda la vita degli altri con la forza e la bellezza della propria anima e delle proprie mani. Mani che generano cose e altra bellezza.
Ho scritto una storia sulla bellezza che non si perde nella vastità della Storia, sull’innocenza che vive senza soccombere alle tragedie che la Storia porta con sé. La storia di uno scaricatore del porto e di una contraffattrice di spezie, del loro amore e di ciò che il loro amore ha generato, degli uomini e delle donne che hanno vissuto accanto a loro, delle cose e degli animali, dei paesaggi, che hanno attraversato le loro strade, mutandoli ed essendone mutati.
Roba abbastanza buona, secondo me, per valere i soldi che chiede.
Grazie dell’ospitalità da Maurizio Maggiani.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

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