C’è un titolo: L’artista . E una foto di copertina che chiaramente si riferisce a quel personaggio. Ma è anche giusto dire che, anche se l’Artista è un po’ il basso continuo di questo romanzo, pensato, evocato o immaginato e in tre occasioni presenza reale determinante nel bene e nel male, non è comunque lui il vero protagonista. Certo, con la sua ambiguità, la doppia natura, un’entità sfuggente di essere insieme angelico e demoniaco, l’Artista costituisce l’elemento magico-romanzesco d’un libro ricco di colpi di scena. Vero protagonista è semmai Remo Gualandi, ragazzo nella prima parte del romanzo (1944), adulto e marito nella seconda (1964) e padre nella terza (1977), e come tale vero collante d’una vicenda snodantesi per tre generazioni e raccontata dalla voce narrante del figlio Marco.
Il romanzo si muove dunque su due binari: l’enigma legato all’Artista; e la quotidianità in cui si rispecchiano le diverse situazioni italiche. Ove l’enigma (ricomposto con altri tasselli abilmente distribuiti da Romagnoli in un Epilogo chiuso da espressioni d’amore e dalla parola "gioia") è cosa abbia mai fatto l’Artista per convincere il colonnello tedesco a non fucilare il giovanissimo Remo nel 1944. E perché abbia avvertito la necessità di riaffacciarsi nella sua vita il 7 giugno 1964 dello spareggio Inter-Bologna, sottraendolo per una notte alla famiglia, con conseguenze tragiche per Remo, di segno opposto quindi al bene che l’Artista voleva procurargli. E se sia stato veramente lui ad apparire al giovane studente Marco nella Bologna da guerriglia del 1977, salvandolo da una pallottola vagante. Una costruzione, come si vede, snodantesi fra tre destini di morte: speculari i due estremi, nella morte evitata (padre e figlio); di morte provocata, quello centrale (la madre).
Eppure riassumere così un romanzo che sino alla fine avvince il lettore col suo ritmo, affascinandolo con figure maschili e femminili tutte vive (a partire dalla malinconica Marta, fidanzatina di Marco e poi compagna dell’Artista), è fargli torto. Perché L’artista è un universo strutturalmente composito, gestito con stile nitido e scrittura limpida e ariosa, che viaggia su doppio binario: quello romanzesco dell’Artista, personaggio intuitivo (e per ciò soggetto anche all’errore) ma con tratti di chiaroveggente; e quello da romanzo di formazione di Marco, col suo ripercorrere vicende familiari che lo segnano anche nei rapporti col padre.
Che sono rapporti d’incomunicabilità generazionali (ed è proprio nel rapporto padri-figli il vero enigma del romanzo): tra Remo e Marco; e, prima, tra Remo e suo padre, sino al rifiuto di perdonarlo per l’abbandono della famiglia e che suona come il richiamo più forte al senso di assunzione delle proprie responsabilità, costituente il significato primo del romanzo. E di quei personaggi che, in nome della responsabilità delle scelte, proprie e altrui, avvertono come dovere morale il rifiuto d’un accondiscendente perdono. Verso gli altri. E, ancor più, verso di sé.
Gabriele Romagnoli

Gabriele Romagnoli

Gabriele Romagnoli (Bologna, 1960) è giornalista e scrittore. Fra le sue opere: Navi in bottiglia (Mondadori, 1993), Louisiana blues (Feltrinelli, 2001), L’artista (Feltrinelli, 2004), Non ci sono santi (Mondadori, 2006), Un tuffo nella luce (Mondadori, 2010), Domanda di grazia (Mondadori, 2014) e Solo bagaglio a mano (Feltrinelli, 2015), Coraggio! (Feltrinelli, 2016) e Senza fine. La meraviglia dell'ultimo amore (2018).

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