Carissimo Genta, ecco ancora una volta il pezzo di alta epistemologia sulle zinne di Lara Croft. Pubblichiamolo prima dell’orrore, così da predisporre il lettore. Ciao e sii felice. Maurizio
La mia compagna ha allattato le sue due bambine con eguale dedizione e ambedue, Valentina e Rebecca, conservano tuttora per le tette in genere incondizionata venerazione e struggente nostalgia. Ho chiesto dunque a loro, esperte e in età senza malizia, se le possenti zinne della Lara Croft fossero a loro parere munite di capezzoli oppure no. Tomb Rider è un gioco a loro consentito, non nella versione per la scatola grigia, naturalmente, ma in piattaforma Apple, benignamente amichevole e progressista.
Si, mi hanno risposto senza esitazione. Si, e mi hanno prodotto ricca documentazione. No, ho ribattuto io, no, che non le vedo. Ma lo sguardo dei bambini va ben oltre quello degli adulti, e so che loro hanno ragione: Lara ce li ha. E del resto è ovvio che sia così: servono a lei, e servono soprattutto a noi. A noi che a questo punto altro non desideriamo che metterci a tettare dalla zinna di Lara.
Il punto è, almeno a casa mia, Tomb Rider III. Così come è ormai progettato il gioco, non esiste individuo dai sei ai cent’anni di attitudini psicologiche e caratteriali medie in grado di superare tutte le prove. Ma che dico tutte…. Nemmeno la metà. Ci sono individui disadattati, genialoidi perversi, serial killer in latenza, che forse ci riescono; ma il probo cittadino deve comprare in edicola i giornaletti con le soluzioni. Il gioco di Lara è talmente complicato ormai, talmente misteriosi i suoi misteri, che il meglio che ci si possa fare è andarsene un po’ in giro con Lara. A fare che? L’azione del giocare, così tesa e fremente ai primordi è ormai sempre più lenta, frammentata, vaga; l’assiduità con Lara ha irrimediabilmente condotto l’eccitazione dei primi incontri alla consuetudine della familiarità. Adrenalina, zero. La bomba di sesso in eccitante sospetto di minore età, assomiglia sempre di più alla nostra vecchia compagna. O alla giovane madre che fu un tempo la nostra. In un caso o nell’altro sappiamo come ci piacerebbe alleviare le pene della frustrante avventura della vita cercando, e trovando, il pirulino da cui trarre latteo conforto.
Del resto Lara stessa ci dice dallo specchio di una bella pubblicità: ‟Facciamolo alla Classic”. Che i grilli per la testa ci sono già passati.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

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