Seduti sugli spalti di Atene ci accorgiamo che esiste (ancora) una Generazione S. Le danno vita ragazzi e soprattutto ragazze pronti al Sacrificio. Non è niente che abbia che fare con il martirio, se non quello dell' allenamento. Non è una rinuncia alla vita, ma la scelta di darle una disciplina attraverso lo sport, un significato con il perseguimento di un fine che sarebbe minore, se tutto non fosse definitivamente relativo e quindi la perfetta bracciata, il volteggio eseguito a regola d' arte, l' impeccabile interpretazione del ruolo del pivot assurgono legittimamente al rango di ideali. Generazioni di fenomeni sono sempre esistite, certo. Nell' antica Olimpia la giornata dedicata allo sport femminile prevedeva corse riservate ad atlete, presunte vergini, di età compresa tra i 12 e i 18 anni. Nel 1898 un undicenne greco di nome Demetrios Loundras stabilì il record del più giovane sul podio conquistando il bronzo negli esercizi alle parallele, barattando un' infanzia di giochi con quel solo, ipnotico e devastante movimento. Tara Lipinski a Nagano vinse la medaglia d' oro nel pattinaggio a 15 anni. La Germania dell' Est mandava in piscina flotte di bambine e la Romania coltivava ginnaste bonsai. Ma questo è il 2004 e la Generazione S fa notizia. «Che cosa resterà di questi Anni Ottanta?», ci chiedevamo. Oltre alla fine delle ideologie e della decenza intellettuale, scopriamo che ci restano ragazze come Federica Pellegrini, nuotatrice, o ragazzi come Yi Yanlian, cestista, sedici anni entrambi e stessa, straordinaria volontà di ripetere ogni giorno per ore lo stesso gesto fino a renderlo perfetto. Questi sono ragazzi cresciuti negli Anni Novanta ed è confortante sapere che mentre tutta l' America celebrava Monica Lewinsky, Lindsay Tarpley sceglieva di sacrificarsi negli allenamenti per diventare campionessa di calcio. Ai provini per le "veline" se una dice «però non so ballare» le rispondono «non importa, ti insegniamo in tre settimane, qualche sgambata ed è fatta». Una come Federica Pellegrini sta in vasca per ore, ogni giorno, maniacalmente controllando l' entrata della mano nell' acqua. La Cina si è aperta da un decennio a tutte le distrazioni dell' Occidente ma Yi Yanlian va in palestra, si mette sotto il tabellone e, volta dopo volta, giorno dopo giorno, anno dopo anno, prende il rimbalzo e mette la palla nel cesto. è caduto il Muro, sono finiti i regimi, andati a ramengo i burocrati dei ministeri dell' educazione sportiva dell' Europa orientale. Eppure, sorpresa, ci sono ancora le bambine ginnaste rumene. Credevamo che loro, e le nuotatrici polacche e le sollevatrici di pesi bulgare, fossero vittime di un obbligo di Stato, forzate a fare qualcosa per cui non sentivano vocazione alcuna. Invece quel faticoso, segnato percorso è il loro anche adesso che potrebbero andare dove vorrebbero. Rimangono lì, in piscina e in palestra. Un po' sarà per l' esempio di chi ci è passato prima, un po' per volontà di riscatto di una famiglia o di un Paese, ma molto ha a che vedere con la personalità di chi fa quella scelta, benchè bambino. I baby fenomeni competono in discipline come il nuoto, i tuffi, la ginnastica dove non c' è spazio per la creatività, si tratta di fare in un arco di tempo limitato una breve serie di gesti, dopo essersi allenati un arco di tempo mostruoso a ripeterli affinandoli. La preparazione è massacrante, ipnotica, può arrivare fino a produrre una sorta di trance, in cui le azioni sono comandate automaticamente e, appena concluse, subentra il sonno. Fare ogni giorno chilometri in piscina (questo lo scrivo per esperienza) se non hai un cervello ordinato e un animo paziente ti avvicina a un' umida follia: dopo un anno smetti. Avere dieci anni e stare chiuso in una scuola sportiva cinese, appeso a un paio di anelli è quanto di più vicino alla vita monastica esista nel mondo contemporaneo. Nessun fanatismo religioso prevede tante ore di preghiera quanto l' allenamento di questi bambini. Sono una specie sopravvissuta e da studiare. Non a caso il più noto teorico dell' educazione, il dottor Spock, partecipò alle Olimpiadi nel 1924, vincendo l' oro nel canottaggio (lo stesso movimento di spalle, braccia, gambe, all' infinito): apparteneva a una Generazione S d' epoca. judo, ct coreano espulso per schiaffo.
Gabriele Romagnoli

Gabriele Romagnoli

Gabriele Romagnoli (Bologna, 1960) è giornalista e scrittore. Fra le sue opere: Navi in bottiglia (Mondadori, 1993), Louisiana blues (Feltrinelli, 2001), L’artista (Feltrinelli, 2004), Non ci sono santi (Mondadori, 2006), Un tuffo nella luce (Mondadori, 2010), Domanda di grazia (Mondadori, 2014) e Solo bagaglio a mano (Feltrinelli, 2015), Coraggio! (Feltrinelli, 2016) e Senza fine. La meraviglia dell'ultimo amore (2018).

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