Quando sono di cattivo umore, e questi sono i tempi giusti per i malumori, al mio pessimo carattere aggiungo un’ulteriore, pessima qualità: la pignoleria. E, lo so, non c’è come un cavilloso pignolo che ti mette le mani nel sangue. Pazienza.
Dunque, di pessimo umore, pignoleggiavo nei giorni passati sulle truffe linguistiche, quel genere di reato impunibile perpretato attraverso la manipolazione delle parole, con la perversa associazione indebita di parole tra loro.
Prendiamo il mercoledì scorso, otto marzo. Vi dico otto marzo e voi cosa rispondete? Festa della donna. Sbagliato, riproviamo: otto marzo? Niente da fare, continuerete a rispondere: festa della donna. Truffa. L’otto marzo è sì una ricorrenza internazionale che riguarda la donna, ma non è una festa. L’espressione corretta, quella usata dall’Onu quando la promosse in tutto il mondo e come per molto tempo è stata citata da ognuno è: giornata della donna. E c’è una bella differenza, una differenza abissale.
Un conto è ricordare in questa giornata il massacro di un centinaio di operaie americane arse vive all’inizio del Novecento in una fabbrica, ed esemplarmente con quelle ricordare tutte le donne di tutto il mondo che tuttora patiscono torti e persino ancora la morte, un conto è fare festa alle donne o le donne che fanno festa.
Festeggiare che? In questo paese e nella gran parte del mondo le donne hanno forse ragione di festeggiare? Non credo e esse stesse non pensano. Anzi, mi pare che l’idea stessa di essere festeggiate induca le donne a sentirsi prese in giro, e festeggiare loro se stesse le induca a una deprimevole melanconia.
Basta vedere l’atmosfera di certi tavoli in certe pizzerie la sera dell’otto marzo. Se fosse rimasta giornata e non festa, l’otto marzo invece che riempire le pizzerie riempirebbe le piazze e le case e i partiti, e i parlamenti e le direzioni aziendali di donne arrabbiatissime, intenzionate a chiedere conto di ciò che i maschi non vogliono conteggiare. Ma siccome l’abbiamo arbitrariamente trasformata in festa non con decreto, ma semplice rimescolamento linguistico ecco che.... Passata la festa, gabbato lu santo, e ci siamo levato di torno un problema, un problema non da poco.
Per la stessa ragione, ho trovato tragicamente significativo sentire da due studentesse parlare a suo tempo di ‟festa della Memoria”. Ma scherziamo? Festeggiamo i campi? Festeggiamo gli eccidi? Festeggiamo i genocidi? No, li ricordiamo in una apposita giornata di riflessione e raccoglimento, non certo di festa. Ma, temo, la riflessione un anno via l’altro si trasformerà truffaldinamente in festeggiamento. E addio memoria, addio responsabilità, addio e basta. E qualche raro superstite di Srebrenica quelli dei campi nazisti saranno già tutti nell’al di là si incontrerà mestamente in qualche pizzeria a far finta di festeggiare ciò che non sarà mai agli occhi loro di certo un’occasione di festa.
Martedì, quattordici marzo, si celebra un’altra giornata importante. Non è ancora una data ufficiale, ma non per questo è meno sentita. È la giornata del migrante, per semplificare, direi: la giornata della badante. Infatti martedì prossimo dalle 14,30 gli uffici postali allo scopo preposti, accederanno le domande per il rilascio dei permessi di soggiorno a quei lavoratori extracomunitari che oggi operano abusivamente, clandestinamente, nel territorio nazionale.
Sarà una giornata assai breve, finirà presumibilmente alle 14,35, cinque minuti dopo essere iniziata. Infatti a fronte di più di un milione di domande ci sono solo 160mila posti disponibili, le famose ‟quote” dell’apposita legge Bossi-Fini. E chi avrà diritto a essere regolarizzato, sarà chi ha fatto timbrare per primo dall’ufficiale postale addetto, la raccomandata con l’apposita domanda. Semprechè la domanda sia stata correttamente compilata.
Come milioni di altri cittadini italiani che necessitano del lavoro di un extracomunitario e desiderano che sia in regola con le leggi e i regolamenti, io mia sorella ci stiamo preparando da quasi un mese alla ‟giornata della Giorgetta”, perché Giorgetta è la cittadina rumena che si occupa, in modo esemplare e insostituibile, di nostro padre. Per compilare la domanda abbiamo chiesto l’aiuto di un amico esperto in questioni del lavoro, di un patronato sindacale, di un’associazione di volontariato, e di un commercialista e consulente del lavoro. Siamo diventati paranoici, ma la complessità perversa e intenzionalmente proditoria della domanda prestampata e delle spiegazioni allegate, ci ha costretto alla paranoia.
Basta un trattino fuori posto e Giorgetta ti saluto. Infatti abbiamo discusso un’ora esatta con l’assistenza di specialisti se per ‟bararre lo spazio” si intenda apporre una barra e se sì da sinistra a destra discendente o viceversa? oppure mettere una semplice croce, come usualmente si intende. Nella domanda dell’anno scorso doveva essere una barra, in quella di quest’anno, induttivamente, abbiamo scoperto ebba essere una croce. Se abbiamo indotto erroneamente, siamo fregati, perché il lettore ottico non conosce la croce e annullerà la domanda.
E questo è solo uno dei molti dubbi che ci restano alla vigilia della giornata di Giorgetta. In quella giornata organizzeremo dei turni per presidiare la coda all’ufficio postale che abbiamo scelto dopo una lunga considerazione sul più idoneo. Se qualche soffiata che attendiamo ci consiglierà di esser lì già nella notte precedente, dovremo organizzarci per una baby-sitter che dorma con mio nipotino e un’assistente badante che si curi di mio padre in assenza della Giorgetta, il quale mio padre soffrirà molto e in modo devastante della sua assenza.
E poi, sedia pieghevole ma da non far venire l’ernia del disco, termos per il caffè, sacchetti di colazione e pranzo, e occhi ben aperti. La situazione è tale che si temono disordini e raggiri. Come andrà andrà, siamo pronti anche al peggio e siamo in attesa dell’ennesima sanatoria, visto che il ministro può decidere quel che vuole, ma i bisogni della gente non li può decidere lui. Quelli restano, e queste leggi li rendono solo più penosi e ignobilmente vessati. Ma ho la quasi certezza che tra non molti anni la giornata del migrante, diventerà la festa della badante. Sempre che le cose vadano bene, sempre che la truffa linguistica sostituisca benignamente la truffa legislativa.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

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