Prima di stabilire chi ha vinto e chi ha perso, bisogna dire che il confronto ha segnato un passaggio storico: la fine di una lunga anomalia. Finalmente un duello vero, alla pari, da paese normale. Dal punto di vista di Berlusconi, che l’ha fortemente voluto, è stato un mezzo boomerang. Nella migliore delle ipotesi è stato uno 0 a 0 che non serve al premier, come al suo Milan, per cercare di rimontare il distacco. Ma forse, nel giudizio di milioni di spettatori, è andata anche peggio di così.
Il berlusconismo e le regole non sono compatibili. Nella formula all’americana, il Cavaliere è apparso subito in difficoltà. Ha cominciato dalla prima risposta un’affannosa rincorsa al tempo che è durata un’ora e mezza, compreso l’appello finale, bruscamente interrotto dalla clessidra. Berlusconi ha commesso una serie di errori sorprendenti per un esperto di televisione e uno gravissimo, in generale: non ascoltare i consigli della moglie. La saggia Veronica l’aveva pregato di lasciare a casa le cifre e puntare sulle emozioni. Al contrario, il premier ha srotolato la solita pergamena di cifre più o meno inventate ma comunque noiose come un film coreano con sottotitoli giapponesi.
In un clamoroso rovesciamento delle parti, Berlusconi sembrava un professore di economia e lasciava a un Prodi abilissimo tutto il repertorio del Grande Comunicatore, le emozioni, l’eloquio popolaresco, l’arma fatale del buon senso, l’ottimismo, un pizzico o anche due di retorica. Non bastasse, per tutto il tempo delle sue risposte, che erano sempre un po’ troppo lunghe e parevano in ogni caso infinite, il presidente del consiglio ha tenuto lo sguardo basso, senza guardare né in camera né l’interlocutore, impegnato com’era a riempire i fogli di cifre, segni, linee, disegnini, agitando le mani cariche di fondotinta. Offriva in questo modo un’immagine di freddezza, isolamento, ansia.
Non è stato un errore invece il tono polemico delle repliche. Alla destra è utile scaldare il clima della campagna elettorale almeno quanto è utile a Prodi comunicare mitezza e misura. Però Berlusconi avrebbe potuto trovare qualche alternativa alla frase ripetuta ossessivamente in ogni replica: ‟Prodi ha appena rovesciato la realtà”. L’imitazione della campagna aggressiva e quasi "bellica" dell’ultimo Bush non è riuscita benissimo.
Bush non avrebbe mai commesso alcuni sbagli e soprattutto uno colossale. Berlusconi non ha mai parlato del futuro. Le rare volte, è stato per segnalare le difficoltà che avrà Prodi nel governare la sua coalizione. L’intenzione era di comunicare paura agli elettori. Ma in termini di guerriglia psicologica, significa una resa, l’ammissione che la vittoria dell’avversario è molto probabile, quasi scontata. La distanza di atteggiamento fra i due contendenti ha toccato il diapason negli appelli finali. Berlusconi ha esordito con una critica alla formula della trasmissione, a quel punto ridicola, ha proseguito con la solita tirata contro il comunismo e ha chiuso con un’ammissione sincera, in sintesi: ‟Scusate, ma stasera non sono stato capace”. Prodi ha invece chiuso con le magnifiche sorti e progressive che attendono l’Italia ulivista e l’ultima sua parola era decisamente attraente: ‟La felicità”.
In sostanza, Berlusconi è stato efficace soltanto quando ha criticato le contraddizioni nel fronte avversario, quindi nel discorso in negativo. È un argomento forte per la sua gente, lo zoccolo duro di Forza Italia che comunque esprime un grado di adesione da curva ultras sconosciuto a qualsiasi altro elettorato. Il Cavaliere dei sogni, il mago del ‟contratto con gli italiani” sono ricordi del passato. Di contro, Prodi si è rivelato un comunicatore televisivo molto più brillante di quanto gli venga riconosciuto. È sicuro che nel prossimo duello, il 3 aprile, Berlusconi cambierà strategia. Ma sarà troppo tardi. Era questo il "faccia a faccia" in grado d’imprimere una svolta alla corsa per la vittoria elettorale.
Alle 22.40 la parentesi democratica della televisione italiana si è chiusa. Su tutte le reti, Rai e Mediaset, stormi di cortigiani si sono precipitati a dire che Berlusconi aveva stravinto il duello, contro ogni evidenza e l’intelligenza degli spettatori. L’ora d’aria era terminata, è ricominciato il consueto blob da Sudamerica.
Curzio Maltese

Curzio Maltese

Curzio Maltese, 46 anni, nato a Milano, cresciuto a Sesto San Giovanni, l'ex Stalingrado d'Italia. Da ragazzo, dopo un periodo tra fabbrica e radio 'libere', scopre una decisa preferenza per il giornalismo. Cronista a ‟La Notte”, poi alla ‟Gazzetta dello Sport”, dal 1986 inviato a ‟La Stampa” e dal 1995 editorialista a ‟la Repubblica”. Ha scritto di cronaca giudiziaria, sport, pubblicità, spettacolo, politica. Poi ha capito che erano diventati una cosa sola.

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