A Colorno c’è una reggia. Compostamente leggiadra, non certo vanesia o sparagna, è stata la reggia di qualche Duca o Duchessa accorti dei beni statali, fiduciosi nei propri destini e nei benefici influssi del fiume materno, il gran Po di altri tempi. Non erano malvoluti dal popolo quei duchi, mi pare, visto che faccia a faccia il popolo ha eretto a semicerchio il suo borgo di ariosi loggiati, fiduciosi aperti a quello che di là sarebbe venuto.
Nell’androne della reggia c’è un nero sgabuzzo di cui era forse dotato il corpo di guardia o il portiere ducale. Lì dentro è infrattata una libreria e tra i libri si accatasta un Libraio. Il Libraio è così grande e il locale così ristretto che egli riceve sulla porta, né più né meno di come faceva l’antico portiere o il comandante della guardia. Che oltre le sue spalle ci siano libri è attestato da ombre di mucchi, da odore di carta, da una piccola insegna e, soprattutto, dalla fiduciosa certezza di chi si presenta al suo cospetto. Massiccio cospetto di longobardo di fiume acceso da occhi bizantini; l’antico meticcio di questi aperti luoghi.
Il Libraio ha funzione di basilisco a Colorno e in tutte le viciniora ducali. È stato insignito nella carica, credo, proprio per via dell’ottimismo genetico di lì, che accorda evidentemente al libro, e a ciò che vi risiede, proprietà di governo e indirizzo politico amministrativo e morale. Dotato di una bicicletta di rappresentanza, il Libraio svolge con scrupolo la sua mansione, consegnando lex letteraria e saggistica da lui decretata ai domicilii da lui prescelti. Libri come editti, leggi, ordinanze, ingiunzioni spirituali. Non è necessario che sia stato richiesto il suo intervento, anzi, ritengo che sia condizione irrilevante. Ho visto io stesso che è accolto con rispetto e devozione, e il tributo dovuto pagato da ciascuno senza fallo. Ogni consegna prevede circostanziata spiega, perché il potere è benigno e educante.
Il Libraio conosce la lingua italiana –sono certo che debba conoscerla- ma il suo alto rango richiede l’uso della lingua ufficiale, che è la spoglia radioattiva dell’antichissima glotta degli imperi di mezzo, longobardi merovingio latini. E in questa lingua pomposa e salmodiante che governa le assemblee. Assemblee di lettori convocati nella sala del trono ducale. E in questa lingua l’ho io stesso, annichilito, sentito legiferare su Dante, su Tolstoj, su Mann e svariati minori.
A Colorno c’è una reggia, dentro la reggia una libreria con davanti un libraio e con dietro dei libri. E dietro ai libri l’ultimo recondito recesso della maestà di un popolo di vasta pianura.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

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