‟Una vita senza Dio è come una partita senza pallone”, proclama uno striscione davanti alla chiesa bombardata. Ecco perché le religioni vengono spesso prese a calci da chi le pratica. Davanti all’ingresso, un tappeto di simil-erba. Un barbone dorme a centrocampo. Qualcuno prega a voce alta, poi passa il libro a un altro. È una catena. Riproduce quella iniziata nel 1728 da tal conte von Zinzendorf e durata un secolo, non stop. Questa si fermerà al mese dei Mondiali. Trenta giorni o cent’anni sono pulviscolo nella clessidra dell’eternità. Ogni giorno un salmo, una profezia, un commento sull’attualità. ‟Fratelli, siamo ai turni con l’eliminazione diretta. Uno resta in piedi, l’altro cade. Che fa un giocatore quando cade? Si rialza prima possibile. Talora può risollevarci solo la mano di Dio”. Nella prossima ordalia la Germania incontra l’Argentina. Per i sostenitori dell’altra fede ‟la mano di Dio” è quella di Maradona che segna un gol viziato e fa cadere l’Inghilterra. È un peccato impunito diventato salvifica leggenda. Caino che scorazza per il mondo in cabriolet tirando coca. E tuo fratello? ‟È scivolato e non si è più rialzato”. La catena di preghiera prosegue. Nell’aria una mazurka e odore di wurstel. È un gioco che, per definizione, tende all’assurdo. Sto parlando di calcio? Non credo.
Gabriele Romagnoli

Gabriele Romagnoli

Gabriele Romagnoli (Bologna, 1960) è giornalista e scrittore. Fra le sue opere: Navi in bottiglia (Mondadori, 1993), Louisiana blues (Feltrinelli, 2001), L’artista (Feltrinelli, 2004), Non ci sono santi (Mondadori, 2006), Un tuffo nella luce (Mondadori, 2010), Domanda di grazia (Mondadori, 2014) e Solo bagaglio a mano (Feltrinelli, 2015), Coraggio! (Feltrinelli, 2016) e Senza fine. La meraviglia dell'ultimo amore (2018).

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