Prima di andarsene arraffando una multimilionaria liquidazione - e pensare che giustizia, buon senso e buon governo avrebbero preteso che gli si ingiungesse di risarcire la collettività per i danni compiuti nell’esercizio delle sue funzioni - il non mai abbastanza ex presidente e amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Elio Catania, ha compiuto il gesto definitivo della sua carriera, un gesto rivoluzionario: ha ripristinato la Terza Classe. È, nell’urgenza delle temperie in cui si dibattono le ferrovie, un atto di altissimo valore simbolico, un segno di epocale mutamento, l’applicazione di un’idea complessiva della vita alla materia di un servizio. Solo la reintroduzione della servitù della gleba per la definizione dei contratti di lavoro per i futuri dipendenti potrebbe superarne la potenza emozionale ed evocativa.
La nuova divisione in Classi è attualmente in fase di sperimentazione sugli Eurostar, e il modo del suo concepimento ci spinge a vera ammirazione per l’appena profumatamente liquidato presidente. Di fatto la Terza Classe preesisteva da parecchi anni sul materiale rotabile del nostro Paese. Un pur sbrigativo confronto con gli standard europei di comfort, spazio e pulizia del trasporto ferroviario – ad alta, si fa per dire, e bassa velocità basta a raccontarci come ciò che è assente sui nostri convogli è solo la Prima Classe. Le nostre carrozze di Prima sono le Seconde degli altri e le nostre Seconde altrove non esistono, perché in Europa la Terza classe è stata abolita con la fine della Seconda Guerra Mondiale e degli imperi coloniali. Dunque all’Europa manca la Terza Classe e noi difettavamo della Prima. Alla cosa si è posto rimedio, ma per evitare di dover ridipingere i numeretti su tutte le carrozze e, peggio ancora, innescare odiose discussioni su un ragionevolmente conseguente abbassamento del costo dei biglietti, è stata aggiunta la Classe Vip. Ha un fascino ulteriore la Classe Vip; non è uno stupido numero, è una definizione sociale, un attestato, una benemerenza, un programma culturale e politico.
Anche i Vip piangono in treno, facciamoli sorridere su una carrozza tutta per loro. E oggi sugli Eurostar c’è la carrozza Vip. Primissima classe, trattamento esclusivo. Ancora interessante è il sistema di accesso alla classe Vip. Non ci sono biglietti Vip, su quella carrozza si viaggia gratis, tramite tessera recapitata, ai Vip, naturalmente. Chi se non i Vip hanno il sacrosanto diritto di un trattamento all’altezza del loro ruolo di benefattori del Paese, viaggiare gratis compreso? È o non è nelle mani dei Vip il futuro del Paese e delle ferrovie in specifico? Trenitalia ha a cuore tutti i Vip, ma in particolare segue con particolare affetto la sottocategoria dei Vip dell’informazione. Cosicché nella carrozza Vip viaggiano i direttori dei giornali, i conduttori televisivi, i produttori di opinione. È di secondaria importanza che tutta questa gente viaggi già a spese dei loro datori di lavoro, quello che conta è il gesto, quello che conta è che sia Trenitalia a offrire loro il passaggio. E così l’amministratore delegato di Trenitalia Roberto Testore, noto come Indossatore Delegato per la qualità dei suoi abiti più che per le sue gesta manageriali, ha firmato la lettera di accompagnamento della tesseraomaggio. A buon rendere. Nel Paese dell’Indossatore Delegato non importa che i treni funzionino, è assai più pregnante che l’immagine dei treni funzioni. Di modo che se la gente comune, la Terza Classe, ha da lamentarsi è solo per via del ‟disagio percepito”, per via di una difettosa percezione della realtà. La realtà, nel Paese degli Indossatori, è quella con tanta scienza e coscienza descritta dai giornalisti appena sbarcati dalla carrozza Vip. O quella che nella brillante mente dell’Indossatore essi dovrebbero descrivere.
Ora al vertice delle Ferrovie, come amministratore delegato, c’è un sindacalista con multidecennale esperienza nelle ferrovie, Mauro Moretti. Presidente è un intellettuale, Innocenzo Cipolletta, con vasta esperienza di industria ed economia. Potrebbe essere un’accoppiata felice. Si sa, si è fatto sapere, che il signor Moretti è andato a prendere posto nel suo nuovo incarico viaggiando su un treno letto. Mi sembra giusto. Quello che mi sembrerebbe doveroso, logico, essenziale, è che presidente e amministratore fossero obbligati per contratto a viaggiare sempre e esclusivamente con il mezzo da loro governato. Per andare a lavorare, per andare in vacanza, per andare a trovare i genitori o i figli, per fare tutte le cose che tutti noi della Terza Classe facciamo quotidianamente con il treno. Non per punizione – per quale ragione viaggiare in treno dovrebbe essere punitivo? ma per ragioni di servizio. Per l’ovvia ragione che costringe il presidente della Coca Cola a bersi la sua bibita ogni volta che ha sete, o quello della Fiat a viaggiare su una Croma. Quello che sarebbe carino da parte loro, è di evitare come la peste di salire sulla carrozza Vip. Magari di trasformarla in carrozza Terza Classe, e concedere alla spettabile clientela ‟meno abbiente” e regolarmente pagante il privilegio di assaporare l’ineffabile gusto di una vittoria del Paese sull’imbecillità in stile Fine Impero.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

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