La lite a destra sul presunto ritiro di Berlusconi dalla politica, strillato da ‟Libero”, ha almeno il pregio di distrarre dalla noia provocata da sei mesi di polemiche a sinistra. Nasce tutto da un’intervista rubata dal direttore responsabile Sallusti a una cena nel salotto di Daniela Santanchè per la presentazione di un libro di Emilio Fede, e qui già si sorride. Nello sfogo con i commensali il Cavaliere ne dice di tutti i colori ma soprattutto minaccia o promette di non candidarsi mai più a Palazzo Chigi e tantomeno al Quirinale, neppure in caso di caduta del governo Prodi. L’annuncio di un’abdicazione, un vero scoop. La silenziosa "ola" da stadio che si solleva subito in mezzo Paese, abbracciando nella gioia Casini e i centri sociali, viene interrotta quasi subito dalla smentita ufficiale. La prima del portavoce Bonaiuti, poi di Berlusconi stesso: "Panzane". Dovendo scegliere fra i due, ‟Libero” preferisce querelare il portavoce, sbandiera platee intere di testimoni e annuncia un seconda puntata di rivelazioni dell’infiltrato speciale alla cena per Emilio.
E magari una terza, una quarta. In Italia la serialità è un obbligo. È in ogni caso improbabile che un giornale vicino, anzi quasi intimo a Berlusconi, dopo avergli dedicato per anni interviste adoranti dell’agente Farina, si sia addirittura inventato un complotto contro il suo signore. Nello stesso articolo ribattezzato da Sallusti, senza la benché minima ironia, ‟il Gesù di Arcore”. Quindi la questione o le questioni sono altre.
Una è antica e riguarda un mistero irrisolto da decenni, riassumibile nella domanda: quando e a chi dice la verità Berlusconi? Nel caso specifico, agli ospiti della cena o ai suoi portavoce? A fin di bene, si capisce, per far contenti gli uni e gli altri. Gli amici della Santanchè che sono quasi tutti di An e tifano per la leadership di Fini; i portavoce che dovrebbero cercarsi un altro mestiere e per alcuni non sarebbe semplice. Una terza ipotesi è che Berlusconi menta a tutti e anche a sé stesso, nel senso che non ha ancora deciso. Ma l’annuncio del ritiro, nella lunga intervista, non è una frase sfuggita. Semmai la logica conclusione di un lucido ragionamento. Il capo dell’opposizione considera fallita la "spallata" al governo Prodi. ‟Durerà perché manca un killer nel centrosinistra che abbia il coraggio di dargli il colpo finale, perché tutti i senatori, compresi i miei, sono attaccati alla poltrona e perché il centrosinistra sa che verrebbe travolto in caso di elezioni anticipate”. Ora, la spallata al governo in carica era l’unica possibilità per il Cavaliere di rimontare in sella e tornare alla guida del Paese in prima persona. Se Prodi supera il gran premio della montagna di questa finanziaria, poi comincia la discesa e può pedalare fino al 2011. Ha un senso allora un Berlusconi quasi ottuagenario ancora candidato, diciassette anni dopo la prima volta?
Lo scoop vero o falso di ‟Libero” anticipa con modi pittoreschi il tema che fra pochi giorni, archiviata la finanziaria, sarà al centro della politica italiana: la successione a Berlusconi. Con un pericolo d’implosione nel centrodestra che già s’intravede nei commenti alla vicenda di giornata. Ignazio La Russa, amico della Santanchè, premette di credere alla smentita ma aggiunge di passaggio che in caso di reale rinuncia ‟il primo della lista sarebbe il più popolare, Fini”. Casini che ha sollevato da mesi e anni la questione, proprio ora tace, nello stile classico delle grandi vigilie democristiane. La Lega alza il fuoco di sbarramento sia contro Fini che contro gli odiati centristi, mentre si dichiara disposta anche a trattare con Prodi nel sacro nome della Padania. Al di là delle piccole o grandi manovre, appare chiaro che dopo Berlusconi la destra rischia il diluvio. In fondo, nel bene o nel male, è stato l’unico leader capace di dare alla destra una visione della società italiana, cinica ma realistica. Così come nel centrosinistra il solo è stato Romano Prodi. Due visioni entrambe invecchiate ma ancora solide, ciascuna in grado di rispecchiare, convincere e trascinare mezza Italia, la propria metà. Oltre i duellanti si scorgono solo guerre personali tutte interne ai palazzi e a uno stile novecentesco di lotta politica, tante ottime seconde scelte ma nessun trentenne rivoluzionario all’orizzonte, come il primo Blair, Zapatero o il tory Cameron. Nell’intervista vera o falsa almeno un passaggio è di sicuro bugiardo. Non mancano affatto i killer, al contrario abbondano. Sono le idee che non si trovano.
Curzio Maltese

Curzio Maltese

Curzio Maltese, 46 anni, nato a Milano, cresciuto a Sesto San Giovanni, l'ex Stalingrado d'Italia. Da ragazzo, dopo un periodo tra fabbrica e radio 'libere', scopre una decisa preferenza per il giornalismo. Cronista a ‟La Notte”, poi alla ‟Gazzetta dello Sport”, dal 1986 inviato a ‟La Stampa” e dal 1995 editorialista a ‟la Repubblica”. Ha scritto di cronaca giudiziaria, sport, pubblicità, spettacolo, politica. Poi ha capito che erano diventati una cosa sola.

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>