Secondo i calcoli delle associazioni dei consumatori la legge finanziaria, così com’è oggi,costerà alla famiglia media italiana 250 euro in un anno, 23 euro al mese. Con metà di quei soldi il Paese sistema i conti con Bruxelles, con l’altra metà prova a rilanciare, per quel che può, l’economia e mette una pezza alle necessità primarie dei più mortificati e dei più poveri. Si tratta di vedere se la seconda parte funzionerà (la prima funziona per forza), ma volendo accordare fiducia al governo e non si capisce comei suoi elettori non dovrebbero essere propensi a farlo è difficile sostenere che si tratta di una stangata, e ancor più difficile sospettare che siano soldi rubati alla gente per essere dispersi al vento. Eppure pare che questa sia la sensazione di massa, quello che senti dire non in coda nella gioielleria e nel concessionario Porsche, ma in fila alla Asl e al supermercato. Allora viene da chiedersi cosa stia succedendo; chi e perché sia riuscito a mettere in testa alle persone che si tratti della più grande rapina del secolo, o se non sia stata la gente a essersi creata da sola quest’idea. In entrambi i casi sei propenso a dare un giudizio non particolarmente lusinghiero su coscienza e intelligenza del popolo cui appartieni, così suggestionabile. Oppure ti chiedi se la tua gente, indistintamente di destra o di sinistra, non sia più in grado di confrontarsi con problemi e realtà che non siano immediati, evidenti, tangibilmente carnali, e non sappia che ridurre ogni cosa all’unica dimensione di un’universale prima persona singolare coniugata al tempo presente. Oppure sbagli tutto e c’è dell’altro ancora.
In questi tempi mi hanno colpito alcune cose circa le faccende di soldi. Dopo un paio di secoli di riflessioni, l’Authority per la concorrenza ha deciso che i 5 euro che i gestori di telefonia mobile si cuccano a ogni ricarica della scheda sono qualcosa che assomiglia parecchio a un furto; un furto, attenzione, a cui non sottostà nessun altro, ma solo noi, primi consumatori mondiali di cellulari. Il cellulare è come e più del pane per noi. Ma c’era forse bisogno dell’Authority per capire che un aggio di 5 euro per consentirti di spendere i tuoi soldi su questa e quella rete telefonica è la gabella privatissima più odiosa e impresentabile presente sul territorio nazionale? Bene, facciamo un po’ di conti. Salta fuori che a una famiglia media viene sottratto indebitamente ogni anno un po’ più dei 250 euro della Finanziaria 2007. Decine di migliaia di famiglie al di sotto della soglia di povertà, centinaia di migliaia provvisoriamente al di sopra, si fanno portare via centinaia di euro all’anno. Ci si aspetterebbe una rivoluzione, e se non una rivoluzione, sommosse e proteste. Speculare sul telefonino del bimbo, della nonna, della casalinga e dell’operaio! Invece niente: tutti buoni pronta cassa, dalle tute bianche ai biancofiori.
Milioni di spettatori stanno attaccati alla tv per seguire trasmissioni in cui risulta con cristallina evidenza di prova come la corruzione, il furto di bene pubblico, il clientelismo, abbiano raggiunto gradi di sfacciata esuberanza mai visti nemmeno nel cuore del disfacimento degli anni ’80. Risultano scioperi, manifestazioni di protesta, lanci di monetine, esecrabili atti di ludibrio? Non mi pare. Eppure il frutto velenoso se lo mangia la gente che non ha assistenza sanitaria degna, servizi efficienti, politica affidabile. Quante Finanziarie ci si pagano con quello che si ruba ai cittadini con il malgoverno dei paesi, delle città, delle regioni? Le truffaldinate le pagano i contribuenti, mica i truffaldini, ed è incredibile come tutto quanto venga buttato giù, senza sforzo, senza un conato. Per cos’altro, se non per questo, ci si dovrebbe aspettare una rivolta popolare? Almeno in un Paese mediamente cosciente, mediamente democratico, mediamente civile. E invece guardi gli inquisiti, i processati, i condannati, aggirarsi per il Paese con la tranquilla protervia di chi è al sicuro; non solo dalla legge, ma dal sentimento del popolo derubato.
Così mi viene da pensare che se si possono impunemente perpetrare truffe e latrocinio, praticare malgoverno e concussione, è per via di una generale acquiescenza. Ma l’acquiescenza è sempre sintomo di complicità, di intesa. Così mi viene da pensare che per una significativa parte della mia gente questo non sia un Paese, ma una torta da spartire fino all’ultima briciola. Mangi tu emangio io; tu fai i comodi tuoi, io faccio i miei; i tuoi li pagherò io, ma i miei qualcun altro. Il modo per tirare avanti c’è per tutti, volendo. Basta che nessuno paghi i debiti che contrae e nessuno si troverà mai senza soldi. Basta che a nessuno venga imposto di fare le cose come si deve al lavoratore di lavorare bene, all’amministratore di amministrare bene, al richiedente di rispettare la fila, all’industriale di fare buoni prodotti…e ci sarà sempre qualcosa da fare per continuare ad affettare la torta, perché una briciola spetti a ciascuno, anche al più disgraziato. Infatti in questo Paese nessuno muore di fame anche se ha il pane più caro del continente. Infatti c’è sempre un telefonino omaggio dopo cento ricariche. Una scheda gratis se voti per quel tizio.Un lavoro schifoso che tanto c’è poco da fare. Un’impresa sbagliata, ma mi danno le sovvenzioni. E qualcosa peggio di te in tv,alla fine della giornata. La più colossale e perfetta catena di sant’Antonio mai vista.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>