Devo dire che i lavavetri ai semafori non mi infastidiscono. Sarà che ancora non hanno il coraggio di pretendere di pulirmi gli occhiali, sta di fatto che al momento non sono un mio problema. Posso capire, invece, come lo siano per un sacco di altre persone. In macchina con il sistema nervoso sempre più fragile, e il tempo che ci dà il semaforo rosso ci basta appena per elencare tutte le cose che quel giorno ci hanno dato fastidio, e un lavavetri insistente e aggressivo non è certo il cacio sui maccheroni. Naturale che il cento per cento della popolazione autotrasportata sia favorevole a farseli togliere di torno. È probabile che non basterà un radicale provvedimento in merito per farci star meglio: siamo assediati dai fastidi e siamo sempre meno disponibili a sopportarli. Io, ad esempio, sono grandemente infastidito dal giornalaio sotto casa che ogni volta che mi vede passare mi appella sguaiatamente con epiteti tipo ‟prodiano”, chiedendomi conto a gran voce delle malefatte del sopra nominato. Più passa il tempo e più si fa aggressivo; non mi dispiacerebbe che un’ordinanza comunale mi mettesse in salvo dalle sue fastidiosissime insistenze. Una multa? Tre mesi di arresto?Mah, forse non mi spingerei fino alla galera. Di certo, però, il giornalaio virulento e persecutorio è in grado di rovinarmi la giornata né più né meno di un lavavetri a un automobilista. Per me che mi fermo ai semafori arrivandoci a piedi,meno di uno scippatore, naturalmente, più di un mendicante. Se vogliamo inserire il mendicante, come a pieno diritto ci sta lo scippatore o il cliente delle prostitute tra la microcriminalità, allora ci sta pure il giornalaio. Peggio per lui. Se avessi incontrato il giornalaio il giorno che i ladri sono entrati in casa mia, non avrei avuto dubbi sul classificare anche lui tra i criminali: ero esasperato, ovviamente, indisponibile a qualsivoglia comprensione. Quello che salva il giornalaio è che leggi e ordinanze non si Fanno in base al mio grado di irritabilità, non ancora. Ma ogni giorno che passa siamo sempre più infastiditi ed esasperati; lo siamo a tal punto che se chi ci governa fosse davvero vicino al sentire della gente, si scotterebbe dal calore ardente che emaniamo. Come farci passare i bollori? La soluzione più semplice è redigere leggi consonanti con l’esasperazione, trasformare il mio soggettivo malessere in legge dello Stato.A me interessa che sia punito il ladro e il giornalaio, a lui il lavavetri e il mendicante, a quell’altro il bambino che ha picchiato suo figlio, a quell’altro ancora l’insegnante che gli ha dato del cretino. Il concetto di microcriminalità può essere esteso all’infinito se è basato sul sentire soggettivo della gente; si possono fare, e già si sono fatte, leggi e ordinanze ad hoc. C’è poi una strada che lì per là sembra facile facile ed è la più difficile. Si chiama ‟tolleranza zero”, e il suo alfiere è stato il sindaco di New York, Rudolph Giuliani. Perché è la più difficile? Perché è basata sul numero zero, un numero concettualmente estraneo al sentire soggettivo della gente e lo stato di cose più difficile da raggiungere. Zero vuol dire zero per davvero, e non è uno scherzo. Richiede implacabilità e assoluta certezza che a un atto criminoso seppur micro corrisponda una significativa conseguenza per chi lo compie. Sempre e per chiunque. Il furto è un reato sempre, che si rubi in casa della gente o nel conto di un ristorante o di una corsa in taxi. Microcriminale è il lavavetri aggressivo e il pubblico funzionario che maltratta l’utente. Il politico corrotto e lo scippatore. Chi evade il fisco e chi importuna l’impiegata.Chi abusa del suo ufficio e chi insulta un invalido.Chi raggira un risparmiatore e chi si astiene dal compiere il suo dovere. Per tutti questi microcriminali e per tutti gli altri compresi nel lungo elenco delle sentenze dei tribunali della contea, processo rapido e conseguente pena. Rudolph Giuliani ci ha messo dieci anni per arrivare abbastanza vicino al suo obiettivo, al fatidico numero zero da essere passato alla leggenda. New York non è l’Eden ma il sentire della gente è mutato e non è più esasperato e scottante come venti anni or sono. Non lui e nessun altro arriverà al magico zero, ma anche solo intravederlo è, visto da qui, un miracolo della forza della politica. Politica vera, non umorale. Vi chiedo: pensate forse di vivere nel Paese dove sia possibile l’impresa di New York? E ve lo chiedo perché pensiate a noi cittadini, non ai nostri politici. Siamo cittadini in grado di tollerare la Tolleranza Zero?
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

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