Per fortuna tra una settimana si vota, e buonanotte al secchio. Non è ancora finita,ma è probabile che il peggio sia passato. Lungi da me fare del sarcasmo che influenzi negativamente gli elettori animati da un positivo ottimismo, ma per capire la qualità del quadro politico nazionale lo stato della Nazione che noi ci siamo dati, perché siamo stati noi a mettere le cose in questo modo e non sono venuti da Marte a imporci: fai così, fai cosà, basta pensare al fatto più eccitante di tutta la campagna: il rischio concreto di rinvio delle elezioni per un ricorso della Democrazia cristiana. La Democrazia cristiana avente segretario il signor Pino Pizza. I nomi, fatale coincidenza, finiscono per dare luce a chi li porta e in certe tragiche circostanze a segnare indelebilmente la Storia.
Vi sottopongo alla riflessione il titolo di un possibile, prossimo saggio di storia della politica italiana: ‟La Democrazia cristiana da Alcide De Gasperi a Pino Pizza”. Neanche Totò avrebbe Osato tanto. Per fortuna la faccenda è stata sistemata. Non alla De Gasperi ma alla Pizza: pare che il signore sia stato risarcito con un miserabile sottosegretariato, virtuale, dal (virtuale) futuro primo ministro.E buonanotte al secchio. Forse qualche sviluppo, spiacevole se non eccitante, potrebbe avere in questa ultima settimana di struggente passione l’inchiesta che coinvolge l’ex ministro dell’Ambiente. Lo si accusa di aver scroccato telefonate al cellulare e soggiorni in hotel a sette stelle .Fosse vero ci sarebbe da morire dalla vergogna, ma francamente non oso crederlo: un ministro ha diritto a qualcosina in più, nel caso. Resta il mio stupore per gli hotel: sono tanto provinciale che non credevo ne esistessero a sette stelle. Nella mia vita ne ho contate solo fino a un massimo di cinque davanti a certi meravigliosi ingressi palmati e gallonati. Com’è un hotel a sette stelle? Cosa ti danno, cosa ti fanno, come te lodanno e come te lo fanno, non riesco nemmeno a immaginarlo. Riguardo a Alfonso Pecoraro Scanio sono sicuro che finirà bene, almeno l’inchiesta delle Sette Stelle. Da parte sua, onorevolmente, ha subito rinunciato all’immunità parlamentare anche se, essendo diventato ministro, avrebbe forse dovuto da tempo rinunciare al seggio di deputato, come da accordi con il premier Romano Prodi.
Ah, ma certo, la campagna è stata ravvivata dall’Alitalia. Giovedì mi ha telefonato da Fiumicino un amico, un modesto artigiano anche lui provinciale nei pressi dell’aeroporto. Mi fa: sono qui che lavoro da diverse ore e mi sono messo a contare, c’è un aereo che va o che viene ogni minuto o due; mi vuoi spiegare come fa l’Alitalia a non fare soldi a palate? E che ne so io come fa, gli rispondo, forse non sono capaci e basta. Chiudendo la comunicazione mi è tornato alla mente il candidato democratico alla presidenza degli Usa, Barack Obama. La settimana scorsa ha tenuto a Filadelfia un discorso che i media considerano tra i più importanti e alti degli ultimi decenni: facendo i conti significa che un discorso paragonabile lo hanno fatto prima di lui o Robert Kennedy o Martin Luther King. Era un discorso rivolto alla nazione, non solo agli elettori democratici, volto a convincere anche i repubblicani. Invece che cincischiare dando un colpo al cerchio e uno alla botte, accontentando un po’ gli uni e un po’ gli altri, titillando gli interessi di questa categoria o di quella corporazione, è volato alto e ha chiesto al Paese di volare alto con lui.
Tra i molti argomenti uno, secondo me, riguarda i discorsi sull’Alitalia. Il signor Obama definisce così il patriottismo, tema assai caro agli americani: il patriottismo è prendersi tutti uno cura dell’altro, ed è questo il modo per consolidare la nazione e rendere intangibile il bene comune. Bene,come si fa a non essere patriottici riguardo alla, appunto, compagnia di bandiera? Infatti i cittadini si prendono grande cura dell’Alitalia: le hanno regalato l’Italia, una meta ambitissima nel mondo e siccome la compagnia non ha saputo cavarci che debiti, i cittadini se li accollano da anni. Ma l’Alitalia si prede cura dei cittadini? Ripaga i loro sacrifici con i suoi sacrifici? Ha mai pensato di servire il paese servendoli? No, e in questi giorni che sento gonfiarsi i Candidati di patriottismo e italianità, mi vengono i brividi, perché so che nessuno di loro è in grado di pensare un concetto così semplice e così alto. E non voglio fare nemmeno del sarcasmo sull’altezza e l’importanza di ogni loro altro comizio.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

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