A Pietrasanta, un chilometro più a monte di dove va a fare i bagni il mondo che ancora si ricorda delle dolcezze balneari di Versilia, la gente vive rivolta imperterrita alla montagna che la preme alle spalle, la montagna Apuana. Pietrasanta è città del marmo, di cave di marmo, di segherie di marmo, di laboratori del marmo. Le case sono fatte con lo ‟sfrazo”, dei ciottoli invendibili del marmo cavato, e neppure al suo Duomo sono state concesse lastre di pietra nobile a sufficienza; è un duomo pieno di toppe che in certi momenti di luce lo rendono assieme sfavillante e dolcemente opalescente.
A Pietrasanta ci sono laboratori per fare ogni genere di chincaglieria marmorea appetita dal mercato turistico e pellegrinante. Dinastie di onesti artigiani che da centinaia di anni torniscono esaurienti riproduzioni del David di Donatello o della Madonna di Fatima dalla scala 1:1 alla 1:100. Come è ancora possibile in Pietrasanta trovare mortai scavati a mano per chi volesse cimentarsi nell’impossibile arte del ‟vero” pesto genovese o della farmacopea galenica. Per non dire degli artigiani del posacenere e della scultura funebre, scalpellini d’arte fornitori di stupende Pietà post michelangiolesche alle abbienti famiglie disfatte da incolmabili lutti.
E poi c’è Gimmi, l’ultimo grande laboratorio d’arte, l’officina dove vanno a chiedere il permesso e il privilegio di essere assistiti gli scultori che possono permettersi l’onore di essere accettati come clienti. Qui si è fermato a vivere Moore per poter lavorare notte e giorno, estate e inverno. Prima di lui è venuto Michelangelo, anche se ha preferito tornarsene a Roma e portare qualche giovanotto scalpellante con lui. Naturalmente il laboratorio di Gimmi è un luogo sacro e violabile solo eccezionalmente. Quasi mai sono concesse visite, mai fotografie. Al tempo di questa immagine, l’officina stava lavorando per Botero, Folon, Mitoraj. E nel cortile, dove nella bella stagione i maestri scalpellini vanno a fare colazione con pale e lardo e vino di Candia, stava sonnecchiando in balia di imperscrutabili sogni un volto che forse diventerà Mitoraj, forse soltanto un lavoro ben fatto.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

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