Il mito s´incrocia con la storia nel nuovo romanzo di Maurizio Maggiani, che sceglie di raccontare le sue valli e i suoi monti e il suo mare - tra Garfagnana, Apuane e Versilia - buttando via la zavorra dell´identità geografica per preferire la cartografia fantastica di una comunità universale. Il "distretto" lo chiama lui, poeta contadino nato a Castelnuovo di Magra 59 anni fa, grande affabulatore dotato di sonorità epica, calamita di memorie come i personaggi delle sue storie, la Duse e l´Omo Nudo, l´Amanteo o l´Otello, tutte figure mobili che vanno e vengono su e giù per il Novecento, dalla pieve al mondo, e dal mondo alla pieve. Una storia di storie che ricava molte delle sue trame da quelle terre simboleggiate dalla granata svampante in tre fiamme, ora riprodotta sulla copertina di Meccanica Celeste. ‟Una comunità che sceglie una bomba come vessillo avrà pure qualcosa da raccontare”, suggerisce Maggiani accogliendoci nella sua officina di cantastorie.

In forma di mito è narrata la storia italiana del Novecento, le sue migrazioni e le sue guerre.
Sono nato e cresciuto in un ambiente dove la narrazione era l´unico sollievo a una vita veramente infame. Qualunque storia compresa la propria ha il diritto di essere una storia grande. Le epopee servono a questo. Omero non scrisse la storia di Troia, ma ha creato un´epica in cui tutti si sono riconosciuti. E grazie al suo racconto Troia è ancora viva.

"La narrazione esiste perché nulla vada perduto". Lei lo fa dire anche al suo protagonista.
Ho mantenuto l´illusione di scrivere per qualcosa. Io scrivo per rendere giustizia. È l´unico gesto concreto per dare dignità alla mia vita. In fondo Meccanica celeste è una storia di orfanità. Sono orfano dei miei genitori, una condizione naturale. Ma sono orfano anche delle idee con cui sono cresciuto.

Però la cornice del romanzo è data da una gravidanza: il suo ritmo è scandito dall´attesa del figlio da parte dell´io narrante.
Mi sono sempre piaciuti i calendari. E la gravidanza è un calendario straordinario: sta a ricordare che la fecondità è una condizione del vivere. Non ho figli miei, ma sono padre anche quando racconto una storia e succede qualcosa in chi l´ascolta.

Una storia avvolta nella leggenda, in cui però ci si imbatte in molti personaggi reali, da Oscar Wilde a Orson Welles.
Tra la fine dell´Ottocento e il principio del Novecento, la Garfagnana si svuotò della sua gente. Un intero paese, Roggio, traslocò a Chelsea, quartiere di Londra, dove sono diventati tutti camerieri. Ma quando lavori come cameriere in un bel caffè londinese - siamo nel 1904 - possibile che non incontri Oscar Wilde? Ed ancora vivono in Garfagnana i discendenti dei soldati brasiliani reclutati da Orson Welles, agitprop per l´esercito americano. È vera anche la storia del suo film, It´s all true, girato in America Latina e mai commercializzato.

Con quel titolo, il film sembra assurgere a manifesto poetico.
Welles era un pazzo, ma la sua idea di verità è l´unica possibile: non l´oggettività - pura follia - ma la realtà filtrata con gentilezza, innocenza e onestà.

I personaggi sono calamite di memoria. L´unica possibilità di salvarsi per l´Italia è recuperare la memoria di sé?
Non so se l´Italia abbia la possibilità di salvarsi. Il mio "distretto" ci sta provando e forse ci riesce. Non sarò Tolstoj né Dickens, però narro storie che sono ancora in vita.

La comunità per sopravvivere deve dialogare con l´asperità del luogo. C´è molto Leopardi.
Mi piacerebbe averla capita la lezione di Leopardi. Di sicuro ho incontrato più pensatori in quelle valli che nel centro di Milano. La montagna è la montagna, come diceva Braudel. Un ostacolo, ma anche un paese per uomini liberi.

In Meccanica celeste il timbro della prosa ricorda quello dei grandi narratori popolari. Come si alimenta questa scrittura?
Non butto via niente. Sono nato con un grave difetto alla retina, ci vedo poco, così sono vissuto guardando il mondo con il tatto, il naso e l´orecchio. Da bambino il nonno semianalfabeta mi leggeva l´Orlando Furioso, non capivo nulla, ma la musica mi entrava dentro. E all´ascolto presto associai una forma compulsiva di lettura, ereditata da un padre ossessionato dall´alfabetizzazione. A me è rimasto un modo di ricordare che non è disciplinato, però viene fuori tutto. Alcuni giorni procedo sulla tastiera con la stessa grazia felice di Ray Manzarek, il tastierista dei Doors.

Scusi se dalla letteratura passo alla politica interna, ma l´idea di far copulare i due protagonisti la stessa notte dell´elezione di Obama non è originale.
Il libro era già scritto quando vennero fuori i ben noti accadimenti di Palazzo Grazioli. Ho avuto consiglio di cambiare l´attacco - "La notte che ho messo incinta la mia donna, Obama è stato eletto..." - però mi sono rifiutato. Questo presidente del consiglio mi ha portato via un sacco di cose. Ma che mi portasse via anche l´incipit, mi sembrava troppo.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

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