‟Chiede silenzio al nuovo governo”, si legge sul ‟Corriere della Sera” di ieri, seconda pagina. In rapida sequenza: 1 – Mi sono chiesto chi fosse così autorevole e al tempo stesso così screanzato da intimare al governo di tacere. 2 – Ho esclamato: ‟cacchio, ma Michele Serra sono io!”. 3 – Ho cercato di ricordare in quale occasione io abbia inoltrato al governo italiano l’ordine di ammutolire, che i testi di diritto costituzionale prevedono solo in caso di legge marziale, conflitto termonucleare o invasione aliena. 4 – Mi sono ricordato che, qualche settimana fa, quando il governo si insediò, scrissi un articolo piuttosto critico sulla ridda di dichiarazioni discordanti rilasciate da alcuni ministri ai cronisti presenti e anche a gruppi di passanti. 5 – Ho riconosciuto all’anonimo collega del ‟Corriere” il diritto di sintesi, con tutti i rischi per la sintesi e anche per il diritto. 6 – Ho capito che quella mia remota opinione, riscaldata come la ribollita, serviva per allestire una polemichina a sinistra con Franco Carlini del ‟Manifesto”, il quale, invece, a quanto pare desidera fortemente che il governo parli. 7 – Credo che telefonerò a Franco Carlini del ‟Manifesto” per chiarire, bilateralmente, quando e quanto è bene che il governo parli, per poi comunicarlo al governo (lodo Carlini-Serra) e soprattutto al ‟Corriere”. 8 – Ho pensato che Carlini, il ‟Corriere” e io facciamo un lavoro davvero molto strano.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma nel 1954 ed è cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su “la Repubblica” e “L’Espresso”. Scrive per il teatro e ha scritto per la televisione. Ha fondato e diretto il settimanale satirico “Cuore”. Per Feltrinelli ha pubblicato, tra l’altro, Il nuovo che avanza (1989), Poetastro (1993), Il ragazzo mucca (1997), Canzoni politiche (2000), Cerimonie (2002), Gli sdraiati (2013), Ognuno potrebbe (2015), Il grande libro delle Amache (2017), La sinistra e altre parole strane (2017) e Le cose che bruciano (2019).

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