E così i francesi la smetteranno di fare i furbi, les Gauloises abbasseranno la cresta e se vorranno un presidente se lo dovranno scegliere tra un nazista e un concusso di lungo pelo. I cugini degeneri, la vergogna d’Europa, gli italiani, se magari possono anche essersi più volte spinti fino al secondo, al nazista non ci sono ancora arrivati. Peccato che solo qualche sera fa ho visto bere urina in tv, per dimostrare al mondo come si può fare politica in Italia. Peccato che la tragedia che i francesi si sono costruiti dice molto della ignobile commedia che si stanno godendo gli italiani.
Ma il problema non sono i francesi, non sono gli italiani, né lo sono i tedeschi, gli austriaci o i danesi dove gli elettori – e l’assenza degli elettori – ha mandato a casa, o sta per farlo, la sinistra. Il problema è proprio a sinistra, ovunque in Europa, non appena si è messa a governare. Questa odierna classe dirigente come se fossero andati tutti alla stessa scuola, avessero imparato sugli stessi fumetti didattici, si fossero spartiti a stessa fidanzata un po’ scema.
Hanno detto, diranno, che il problema della sinistra è a divisione, che unita vince sempre. Non è vero, non solo e non soltanto. Naturalmente divisa non va da nessuna parte ma unita vince, prende il potere, e poi perde.
E' successo ovunque in Europa dove la new age ha potuto giocarsi la sua posta elettorale. Non succederà forse in Gran Bretagna, dove la gente ha un tale terrore del fantasma della Thatcher, la Lady Macbeth che ha regalato al suo Paese la più penosa recessione del Dopoguerra, la santa patrona del nostro primo ministro, che è disposta anche a votare il frivolo amante del Chianti Blair.
Il problema è il governo, Il problema è chela sinistra dimostra di non avere la più pallida idea di cosa significhi un'idea di governo abbastanza chiara, plausibile e concreta da produrre azioni di governo che siano tattilmente diverse , originali, produttive rispetto a qualsiasi altro modo di farlo.
Azioni che trasformino la realtà di un Paese in meglio con il meglio che un Paese può dare. La gente che effettivamente vota a sinistra non lotta per vedere la rivoluzione incendiare le banche, confiscare i beni, impiccare i capitalisti. La gente, compreso un estremista come il sottoscritto, ha bisogno e chiede una rivoluzione, si, ma infinitamente più ragionevole. La gente che vota a sinistra ha gli stessi problemi e le stesse aspettative che ha la gran maggioranza di chi vota a destra, esclusi i ladri, i profittatori e i concussori naturalmente .La rivoluzione che chiede è che i suoi problemi e le sue aspettative siano affrontati e possibilmente risolti in modo progressivo. Che vuol dire - Cristo. ma che senso ha ripeterlo all'infinito? - utilizzando la ragione al posto della magia, la generosità invece dell'egoismo, la dignità per l'abiezione, il futuro per il passato, la chiarezza per la confusione, l'equità per l'elemosina, la giustizia per il favore.
Ora si può governare un Paese con questa roba qui? Lo si può rivoltare come un calzino e renderlo Un Paese felice e giusto? Si può con questa roba dare lavoro dignitoso ai giovani, garantire una serena vecchiaia agli anziani, dare al vita a dei bambini che cresceranno bene, ripulire il mondo dalla spazzatura morale in cui sta marcendo? Si o no? Sembrerebbe di no, sembrerebbe che governare in base a questi principi moderatissimi, ma di sinistra, sia impossibile. erché nessuno ci è riuscito o lo ha voluto fare. Fare qualcosa di sinistra. E allora la gente pensa che non c'è rimedio. Così o non vota, o visto che della parte migliore di sé la sinistra non ha saputo farci niente, si affida a chi le chiede, e ha dimostrato di saperla utilizzare, la parte peggiore.
Perché la sinistra non ha governato, ma amministrato, senza nemmeno rendersi conto dell'abisso che separa le due cose. Non ha cercato di cambiare il Paese, ma di tenerlo insieme in qualche modo, così come avrebbe saputo fare un accorto funzionario ottomano o asburgico. A parole cimentandosi in tutto e nel contrario di tutto, nei fatti facendosela sotto a ogni decisione, vera, da prendere. Ma tutto e il contrario di tutto è la specialità della destra. Con la differenza che la destra le decisioni le prende. Quelle decisioni costeranno care a molti cittadini, al paese e alla sua anima, ma quando i cittadini torneranno a votare si troveranno probabilmente ancora davanti una sinistra tale e quale a quella che hanno mandato a casa. Perché questi hanno speso miliardi in training autogeno per consolidare il loro Io e non vogliono credere di aver buttato via i soldi. Almeno Jospen se ne va.
Willy Brandt, Olof Palme, Nenni, hanno rivoltato il loro Paese come un calzino, senza spargere sangue, creando prosperità materiale e spirituale, sapendo far crescere i giovani, convincendo alla convivenza civile e progressiva categorie diverse e in contraddizione tra loro, non dico di governare il mio Paese ma anche solo di fare l'ultimo conclusivo comizio di una campagna elettorale.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

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