So di un uomo -uno come me, salamandra di Riviera, cuore di pelle dura- che ha divorziato dalla sua bella, intelligente, dolce moglie mantovana pur di liberarsi, ultima ratio, dalla schiavitù dei tortelli di zucca che a ricolmi piattazzi gli venivan serviti ai dì di festa. Io lo capisco: la troppa dolcezza può risultare insopportabile; a volte può uccidere, mi spingo a dire. Di certo un Rivierasco dalla Dolcezza ne è schiacciato nell'anima e ne soffre di feroce invidia: il suo è il dolore di Lucifero confinato sul duro scoglio dove -con un certo orgoglio, bisogna pur dire- patisce l'eterno esilio dalle dolcissime sfere celesti.
Mantova è un Luogo della Dolcezza. Lasciamo stare i tortelli con zucca mostarda e amaretti –come è stato possibile averli pensati?- che neppure io li sopporto e sarei anche in grado di divorziare pur di non dovermeli sorbire. Resta il fatto puro e semplice di Mantova e di me, che varco la sua soglia di laghi di acqua felpata e sento la dolcitudine non di un monumento, di un taglio di luce, di una ragazza che passa, ma dell’intero luogo. Come fosse la sua aria di casa, il suo clima. Difficile a spiegare come una città possa guardarti in tanti modi e tu sentirti addosso il modo del suo sguardo prima ancora di aver percepito qualcosa di veramente materiale. Difficile anche di più spiegare come da piazza Broletto e piazza Sordello e poi di qua fino a i canali e di là fino al palazzo del Te, la crema della storia dell’arte e del potere -che se l’è fatta e pagata- ti possano dolcemente accogliere guardandoti. Così che il tuo sguardo non può che ricambiare allo stesso modo, dolcemente. C’è da immaginarselo il rivierasco in vacanza dal suo scoglio innamorarsi di ogni casa e via e arazzo e giardino, e anche di una certa fascistissima piazza di cui non ricorda più il nome, perché ogni cosa è in amore con lui. Solo che lui non sa immaginare gli uomini che quella città l’hanno fatta così; abitanti di una sfera celeste dove anche il duca, il vescovo e il governatore, il nano e il gran pittore si son dovuti piegare a cercare ognuno per sé una parte di umana dolcezza che diventasse città. E pensa in cuor suo il rivierasco che Iddio l’ha un po’ troppo punito, e si infiamma d’invidia, e a quel paese i tortelli.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

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