Ridono i bambini per tutta Cuba. Ridono e forse sono felici. O così mi pare e non conosco la verità. Ma ridono –li vedo- e hanno mamme giovani di grande culo e grandi amorosi fianchi e padri snelli e mezzo sorridenti come veri machi. Tutto il giorno i padri e le madri parlano con questi bambini ridenti e credo che per fare questo non lavorino più, né per la rivoluzione, né per altro; ma stanno alle finestre dei paesi e delle città e passeggiano per le strade e cavalcano per i tratturi con figlioli dondolanti sulla sella, sferraglianti nel sidecar, incannati sulla bici, o semplicemente caracollanti per mano. Poveri giovani uomini, povere giovani donne, cotonina e niente orologio, cosa ne faremo di loro? Quel che vorremo, non c’è dubbio; ancora un poco, ancora un po’ di pazienza e ci potremo comprare tutto in quest’isola. Ma intanto i bambini mangiano gelati mantecati e ridono e si puliscono il naso con il fazzoletto rosso che il governo ha consegnato loro perché rammentino che Cuba è libre solo se avranno voglia di ostinarsi. Colano i gelati gialli e violetti per tutta Cuba. Fanno pozzette tra i piedi delle file alle fermate degli autobus, chiamati guaguaqua, perché è proprio così il rumore che si sente quando si fermano a tirar su il popolo, già stanchi di tutta la strada che hanno fatto per venire dalla rossa Russia fin qui. Gocciolano i gelati di crema e cannella davanti alle delegazioni del partito comunista, lambiti da ometti smilzi e lacunosi che se li succhiano al fresco del patio a cavallo di grandi seggioloni a dondolo in attesa di un’altra delle decisive riunioni per risolvere l’eterna guerra contro la cucacacha domestica. Gocciolano, e nello squagliarsi, in tanti che sono formano rivoli e ruscelli di buon latte che a Cuba le mucche non fanno, dolce del dolce succo della canna che nessuno al mondo vuole più. Ormai puri fantasmi, infine, i cremini riempiono dei loro gusci i bidoni vuoti della benzina che non c’è più, bidoni ridipinti di rosso a ogni crocicchio, davanti a ogni scuola, policlinico, cine, davanti alle pizzerie habanere, di fianco alle discoteche per autoctoni e turisti. Dicono quei bidoni dipinti di rosso che bisogna tenerla pulita Cuba, se mai ancora è possibile.
Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa (2016), L’amore (2018) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

 

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>