Che cosa succederebbe se per una volta Berlusconi dovesse affrontare un vero contraddittorio con un giornalista, come tutti i politici della terra? La domanda è vecchia di dieci anni. La risposta è arrivata ieri. Il premier in fuga dallo studio, il re ormai nudo ridotto ad abdicare dal regno televisivo.
Si è alzato e se n’è andato, dopo pochi minuti d’intervista a Lucia Annunziata, non senza averla offesa (‟Lei non capisce di economia” ‟Ora le dico io cosa deve chiedermi”), minacciata (‟Rimarrà una macchia sulla sua carriera”), aggredita (‟Si vergogni!”).
L’unica colpa di Annunziata è d’aver sollevato di colpo, al cospetto del signor Berlusconi, alcuni dei molti argomenti che da un decennio i bravi cortigiani televisivi evitano con cura, dal conflitto d’interessi alla cacciata di Biagi e Santoro. Domande quasi ovvie, altrove. I toni neppure aggressivi, per essere Lucia Annunziata detta l’Amerikana. Quando Berlusconi ha risposto che la cacciata dalla Rai ‟è convenuta a Biagi, gli ha fruttato una liquidazione miliardaria”, la giornalista si è limitata a commentare: ‟Non è carino...”. Un discreto eufemismo per una miserabile mascalzonata.
Poi è bastato che provasse a interrompere uno dei suoi monologhi, Berlusconi ha perso la testa ed è uscito dallo studio furibondo. Una scelta impulsiva e, per una volta, masochista. Il filmato dura soltanto tre minuti, tre passi nel delirio. Ma fra le centinaia di ore trascorse da Berlusconi nei compiacenti salotti della telepolitica, nella storia della campagna elettorale 2006 rimarranno soltanto questi tre minuti già trasmessi da tutti i telegiornali del mondo. Il padrone dei media che scappa davanti alle domande di una giornalista è un simbolo troppo forte, assoluto, di una stagione alla fine.
È sorprendente che il Grande Comunicatore abbia commesso un errore tanto grossolano.
In pochi minuti è andata in fumo una montagna di miliardi spesi in marketing. Perché la verità buca sempre il video. Una legge che il premier dovrebbe conoscere. E allora, si riveda in moviola. Il Berlusconi violento e minaccioso, isterico, per giunta cafone con una signora, dura soltanto tre minuti ma è molto più vero e quindi efficace del Berlusconi suadente, padrone di sé e seduttivo di tante merende da Vespa. È un’epifania, la caduta della maschera, un fotogramma che si fissa nella labile memoria televisiva. I consiglieri d’immagine di tutto il mondo lo sanno e insegnano ai loro leader la prima regola della diretta: mai perdere le staffe davanti alle domande dei giornalisti. Gli esperti di Berlusconi si chiamano Bonaiuti e D’Alessandro ma oltre a questo non avevano bisogno di metterlo in guardia. Nessun mezzobusto aveva mai fatto domande. Le prime sono state fatali.
La destra è naturalmente insorta contro Lucia Annunziata e ha difeso il povero Cavaliere vittima del complotto di una giornalista "comunista". Ma la faccenda suonerà ridicola perfino ai berluscones estremi. Un conto è costruire storie di complotti orditi da fantomatiche "toghe rosse" nel segreto dei palazzi di giustizia, altro è sfidare l’evidenza della moviola. Milioni di italiani possono verificare su Internet l’episodio, l’entità della ‟provocazione” e la spropositata reazione, stavolta davvero napoleonica, nel senso di Waterloo.
In queste condizioni, ha ragione Calderoli che suggerisce al capo di rinunciare al confronto con Prodi e a un inutile spargimento di voti. Questo Berlusconi non è in grado di affrontare un duello televisivo con regole, domande e risposte cronometrate. Lo stesso premier sembra convinto di perdere e ha cominciato per tempo a lamentarsi della formula.
Grazie a Lucia Annunziata che ci ha tolto la decennale curiosità ed è tornata a fare il suo mestiere di giornalista. Per questo rischia naturalmente il licenziamento in tronco da parte della tremula direzione della Rai. Il solerte Meocci, richiamato all’ordine dal padrone, sta ‟valutando i provvedimenti”. L’ultima frase di Berlusconi, ormai fuoricampo, era infatti: ‟Da chi sarebbe controllata la Rai?”. Alla Marzullo, s’è fatto la domanda e s’è dato la risposta.
Curzio Maltese

Curzio Maltese

Curzio Maltese, 46 anni, nato a Milano, cresciuto a Sesto San Giovanni, l'ex Stalingrado d'Italia. Da ragazzo, dopo un periodo tra fabbrica e radio 'libere', scopre una decisa preferenza per il giornalismo. Cronista a ‟La Notte”, poi alla ‟Gazzetta dello Sport”, dal 1986 inviato a ‟La Stampa” e dal 1995 editorialista a ‟la Repubblica”. Ha scritto di cronaca giudiziaria, sport, pubblicità, spettacolo, politica. Poi ha capito che erano diventati una cosa sola.

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